Roma, 27.01.2026:- Il 27 gennaio non è una data qualunque. È una ferita aperta nella coscienza dell'umanità. È il giorno in cui il mondo è chiamato a ricordare l'orrore assoluto della Shoah: lo sterminio sistematico di sei milioni di ebrei, uomini, donne, bambini, colpevoli solo di esistere. I campi di concentramento e di sterminio nazisti hanno rappresentato il punto più basso mai raggiunto dalla civiltà moderna, il fallimento totale della ragione, della politica, dell'etica.
Ricordare la Shoah non è un atto rituale, né una commemorazione vuota. Ricordare significa assumersi una responsabilità storica e morale. Significa affermare con forza che quell'abisso non deve più ripetersi. Per questo oggi ribadisco con chiarezza:
MEMORIA significa MAI PIÙ…
…MAI PIÙ significa anche PALESTINA!
Il "mai più" non può essere selettivo. Non può valere solo per alcune vittime e tacere di fronte ad altre. Negli ultimi secoli l'umanità è stata segnata da genocidi, massacri e pulizie etniche: dagli armeni ai nativi americani, dal Congo al Ruanda, dai Balcani al Vietnam, fino alle tragedie contemporanee che continuano a insanguinare il Medio Oriente, l'Africa, l'Europa orientale. Ogni volta, la stessa dinamica: la disumanizzazione dell'altro, la logica della forza, l'uso della guerra come strumento politico.
Oggi, nel nome della memoria, non possiamo ignorare la sofferenza del popolo palestinese. Non possiamo chiudere gli occhi di fronte alla distruzione, alla morte di civili innocenti, alla negazione sistematica dei diritti fondamentali. Criticare le politiche di uno Stato e del suo governo non significa negare la Shoah, né tantomeno alimentare odio antisemita. Al contrario: significa onorare davvero la lezione della storia.
Per questo stigmatizziamo con fermezza la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti e condanniamo le politiche di violenza, repressione e annientamento portate avanti dal governo di Benjamin Netanyahu. Nessuna ragione di sicurezza può giustificare bombardamenti indiscriminati, punizioni collettive, l'annientamento di un popolo. La memoria della Shoah dovrebbe insegnare proprio questo: che quando si nega l'umanità dell'altro, si prepara sempre una nuova tragedia.
Il Giorno della Memoria deve essere un ponte, non un muro. Un richiamo universale alla pace tra i popoli, alla cultura del rispetto, alla convivenza fondata sul diritto internazionale, sulla giustizia e sulla dignità umana. Solo così il ricordo dei milioni di morti della Shoah, e di tutte le vittime dei genocidi e delle guerre, potrà trasformarsi in impegno concreto per un futuro diverso.
Ricordare è un dovere. Tacere è una colpa. Agire per la pace è l'unica risposta possibile alla barbarie.
Vincenzo Pirillo
Presidente del Circolo Culturale "Saragat - Matteotti" ETS
Corrispondenza: via Giuseppe Benedetto Dusmet 15/a - 00168 Roma

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