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mercoledì 2 settembre 2026
Taccola, storia di un cognome
GENEALOGIA E DIFFUSIONE DEL COGNOME TACCOLA
Il tessuto dei cognomi in Italia si presenta spiccatamente eterogeneo. Accanto a denominazioni familiari distribuite uniformemente lungo la penisola, ve ne sono altre fortemente radicate in porzioni geografiche assai limitate. Ad esempio, a fronte della vastissima e capillare diffusione del cognome Rossi in quasi ogni territorio regionale, si contrappongono nuclei storici indissolubilmente legati a patrie specifiche, quali Sanna all'interno della Sardegna o Innocenti nella regione Toscana.
In questo scenario, la vicenda del cognome Taccola costituisce un caso geografico e sociolinguistico di straordinaria eccezionalità. La sua presenza non risponde semplicemente a logiche regionali o provinciali; si tratta invece di una stirpe legata a un lembo di terra minuscolo, circoscritto nel territorio comunale di Vicopisano, all'interno della provincia di Pisa, e marcatamente nella frazione di Uliveto Terme. Una simile e persistente concentrazione locale nei secoli dimostra un'inconsueta stabilità nei flussi demografici e un profondo attaccamento al luogo d'origine, elementi unici negli studi genealogici del nostro Paese.
L'eccezionalità del fenomeno si accentua ulteriormente risalendo alla genesi del nome, connessa a una memoria storica di primissimo piano. Questo lignaggio trae infatti origine da Mariano di Jacopo Vanni, figura eminente definita dagli storici contemporanei come l'"Archimede di Siena" e comunemente noto con lo pseudonimo di “il Taccola”. Tale appellativo derivava dalla conformazione pronunciata del suo profilo nasale, che richiamava la forma del becco della taccola, uccello appartenente alla famiglia dei corvidi.
Venuto al mondo nella città del Palio in data 4 febbraio 1381, Mariano si distinse nell'epoca dell'Umanesimo quale pilastro fondante dell'ingegneria del Rinascimento. Le sue geniali creazioni (che includevano apparati per il sollevamento di carichi edili, innovazioni idrauliche e dispositivi oggi considerati imprescindibili, quali il respiratore subacqueo e la gru edile) impressero una svolta decisiva all'evoluzione della scienza e della tecnica nel mondo allora noto. Con ogni probabilità, i suoi lavori ispirarono gli ingegneri dei periodi successivi, inclusi Francesco di Giorgio Martini e Leonardo da Vinci; i disegni di quest'ultimo mostrano infatti evidenti affinità di stile con i progetti di Mariano.
Il Riconoscimento Imperiale e la Genesi del Nome di Famiglia
Prima ancora che il nucleo familiare assumesse la configurazione attuale, Mariano di Jacopo Vanni godeva di solida stima presso i più alti regnanti dell'epoca. Le fonti d'archivio attestano che importanti personalità richiesero le sue prestazioni ingegneristiche. Tra queste vi fu Sigismondo di Lussemburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, il quale, colpito dal valore delle sue intuizioni tecniche, si avvalse ripetutamente della sua opera instaurando con lo scienziato un legame di stretta confidenza. Il monarca lo inserì nella propria corte personale conferendogli inizialmente la qualifica di familiaris — un titolo di prestigio volto a sancire una formale tutela e vicinanza. Successivamente, come massimo riconoscimento per l'ininterrotta e preziosa attività prestata a beneficio dell'Impero, nel 1433 lo insignì del titolo di Conte Palatino; una dignità nobiliare superiore rispetto a quella del Conte ordinario, volta a decretare l'appartenenza diretta al “palazzo” imperiale.
Fino a quel momento storico, l'erudito aveva impiegato il soprannome ispirato al volatile per firmare i propri scritti, tra cui il De ingeneis e il De machinis, celebri compendi di ingegneria idraulica e civile destinati a fare scuola nelle epoche successive. In seguito al conferimento del rango nobiliare, quell'appellativo venne adottato come vero e proprio cognome ereditario. Coerentemente, lo stemma araldico della casata presenta nella sezione superiore l'aquila imperiale bicefala (munita di due teste), mentre nella porzione inferiore mostra l'effigie di una taccola poggiata sopra un compasso; la composizione configura ciò che nella disciplina araldica viene denominato “arma parlante”, poiché illustra visivamente e in modo immediato il nome della famiglia.
Il passaggio generazionale di questo titolo comitale presenta tuttavia una peculiarità sul piano giuridico. Mariano, unito in matrimonio con Nanna, non ebbe eredi maschi in grado di ereditare il titolo secondo i dettami della legge salica. Dalla loro unione nacque nel 1428 soltanto una figlia, Alba. Mossi dall'intento di preservare perpetuamente la memoria del celebre scienziato, i decreti dell'imperatore stabilirono tramite un provvedimento speciale che la dignità di Conte Palatino potesse trasmettersi in via ereditaria anche alla linea femminile, per sempre. In forza di tale solenne disposizione, il vecchio soprannome si tramutò in un cognome ereditario capace di superare le barriere tradizionali della genealogia, trasformando l'identificativo personale di Mariano nella denominazione ufficiale della sua discendenza.
L'Attività Idraulica sull'Arno e il Radicamento nel Pisano
Il territorio della provincia di Pisa costituì lo scenario principale per i più rilevanti interventi e rilievi idraulici condotti da Mariano. In quel periodo storico il corso dell'Arno seguiva la sua traiettoria naturale, scorrendo a ridosso delle mura del centro di Vico Pisano. Lo scienziato fu incaricato di risolvere le complesse problematiche di gestione territoriale, connesse sia alla salvaguardia militare della frontiera d'acqua dalle minacce della Firenze guelfa, sia al contenimento delle periodiche piene del fiume. Attraverso i suoi studi pionieristici, Mariano esaminò con precisione la regolarizzazione delle correnti e l'impiego ottimale delle risorse idriche nei pressi del borgo fortificato. In questo modo pose i fondamenti teorici per il governo delle acque, anticipando e orientando le imponenti opere di rettifica e deviazione fluviale attuate nel secolo successivo sotto la dinastia dei Medici.
Sotto il profilo geografico, l'area di Vicopisano occupa una posizione chiave nella provincia di Pisa, situata in una zona collinare alle pendici orientali del Monte Pisano, per poi estendersi verso la pianura storicamente segnata dal letto dell'Arno. Fu proprio nel corso di questi prolungati periodi di studio in terra pisana che l'ingegnere rimase affascinato dalle caratteristiche collinari e dalla fertilità del luogo. Apprezzando il potenziale agrario della zona, Mariano scelse di impiegare i guadagni delle sue attività per comprare un'estesa proprietà terriera, ricca di storici vigneti e rigogliosi uliveti.
In base alle ricostruzioni storiche frammentarie e all'esame di antiche cartografie idrografiche, i vasti possedimenti fondiari della famiglia Taccola si estendevano per numerosi ettari tra Vico Pisano e Oliveto (l'odierna Uliveto Terme). La proprietà includeva verosimilmente la sorgente termale nota all'epoca come “Bagno Antico”, la quale rappresenta oggi il cuore degli stabilimenti termali di Uliveto Terme, luogo in cui viene effettuato l'imbottigliamento della nota acqua minerale effervescente naturale. L'antica e comprovata presenza dei membri della casata in questa specifica area toscana individua in Mariano Taccola il capostipite originario del cognome nella zona, legando indissolubilmente il nome dei Taccola alle vicende storiche di Vicopisano.
L'Evoluzione Storica e i Diversi Rami della Casata
Col passare dei secoli, il naturale incremento dei portatori del cognome Taccola nel comune di Vicopisano favorì la nascita di percorsi genealogici assai differenziati. Molto prima dell'inizio del XX secolo, la linea legata al titolo comitale si era già scissa dalle varie diramazioni locali. Questa progressiva frammentazione dell'antico ceppo originario diede vita a linee collaterali, prive di legami di parentela diretta con l'asse nobiliare principale. I componenti di tali rami intrapresero differenti carriere professionali; tra queste emerse l'imprenditoria commerciale d'eccellenza. Questo specifico ramo associò il nome di famiglia alla storica tradizione del marchio Taccola 1895, azienda specializzata nella manifattura artigianale di liquori e amari tipici avente sede proprio ad Uliveto Terme.
Un secondo filone si distinse in ambito sportivo con figure come Mauro Taccola e il celebre Giuliano Taccola, quest'ultimo attaccante della Roma tra gli anni cinquanta e sessanta. Altri esponenti si dedicarono alla politica, all'artigianato e all'imprenditoria locale.
Parallelamente, la linea nobiliare diretta giunse intatta all'epoca contemporanea preservando il patrimonio fondiario anche attraverso unioni tra consanguinei, come quella tra Lancillotto Taccola e la cugina Gisella.
Dal Secolo Scorso all'Epoca Contemporanea
La continuità del titolo di Conte Palatino si tramandò attraverso i passaggi generazionali che portarono il ramo nobiliare da Bino Taccola a Pisa, per poi transitare a Firenze e infine a Prato. Qui nacquero i figli Rosa, Annamaria, Raffaello, Francesco e Lucia; la primogenita Rosa ereditò la dignità comitale. Dalle unioni di Rosa nacquero Claudio Lancillotto (con Claudio Martinelli) e successivamente Giuseppe e Deborah Cinzia (con l'imprenditore Vittorio Nacci).
Il vertice attuale della casata è rappresentato dal Conte Palatino Claudio Lancillotto Martinelli Taccola (noto come Claudio Martinelli), il quale unisce una carriera manageriale alla gestione dei fondi di famiglia, mantenendo saldo il legame storico con Vicopisano e Uliveto Terme.
Le vicende dei Taccola testimoniano il legame profondo tra una dinastia, il suo ingegno rinascimentale e l'originario territorio d'elezione.
Giovanni Amadei
martedì 1 settembre 2026
"La Notte" di Irene Sotgiu con Pauz
La canzone è reinterpretata dalla bravissima Irene Sotgiu, che collabora con Pauz dal 2016.
“Ho scritto quelle barre in pochi minuti, ispirato dal ritornello e dalle melodie del pianoforte, cosi’ mi è venuta subito un istantanea, ovvero la storia d’amore tra un Soldato che parte, e la sua donna che non aspetta altro di riabbracciarlo”.
E’ stata naturale sin dal primo ciak, non abbiamo avuto nemmeno bisogno di riguardare le clip con la regista, era già tutto perfetto cosi’ ”.
Alla regia appunto, c’è Ginny, alla terza esperienza nei video di Pauz.
“E nata per far questo, siamo andati d’accordo sin dal primo Video, la sua calma e professionalità nel girare, sono qualcosa da cui trarre ispirazione, è bravissima”.
mercoledì 26 agosto 2026
Reminder | Conferenza stampa Confapi - Lo stato di salute delle PMI industriali italiane | 28 agosto, ore 11.30
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martedì 25 agosto 2026
Simone Colombo. On the road
a cura di Gina Ingrassia
MADE4ART
Via Ciovasso 17, Milano | Brera District
16 - 23 settembre 2026
Inaugurazione mercoledì 16 settembre ore 18 - 20
Simone Colombo torna a Milano con una nuova mostra dal titolo "On the road" allo spazio d’arte MADE4ART di Brera.
Dopo il debutto romano, Simone Colombo approda a Milano con una nuova mostra ospitata nella suggestiva cornice di Brera, presso lo spazio d’arte MADE4ART.
Dal 16 al 23 settembre 2026 il pubblico potrà incontrare un nuovo nucleo di opere che segna un ulteriore passaggio nella ricerca dell’artista.
La mostra, a cura di Gina Ingrassia, presenta lavori recenti e una serie di opere realizzate per l’occasione, nate da un percorso pittorico in continua trasformazione.
La mostra è realizzata con il sostegno di Maison du Voyage, realtà che ha accompagnato il progetto contribuendo alla sua realizzazione.
La pittura di Colombo si configura come un viaggio nella materia e nella percezione: non un percorso verso un’immagine già definita, ma un processo aperto nel quale forme, colori e superfici emergono progressivamente attraverso una continua relazione tra gesto, tempo e imprevedibilità.
La pratica di Simone Colombo si fonda su un equilibrio delicato tra controllo e apertura all’imprevisto. L’artista non costruisce un’immagine secondo un progetto prestabilito, ma crea le condizioni perché essa possa manifestarsi attraverso successive trasformazioni. Acrilici, smalti, oli, grafite, gesso, pastelli a cera, biro, materiali recuperati e sostanze di diversa natura convivono sulle superfici lignee delle sue opere, dando vita a una stratificazione nella quale ogni elemento conserva la propria memoria.
Il gesto pittorico diventa così un processo di accumulo e sottrazione: la materia viene distribuita, modificata, bruciata, levigata fino a raggiungere superfici leggere e luminose, dove le tracce del processo rimangono come segni sospesi tra apparizione e scomparsa.
È proprio questa tensione tra presenza e dissoluzione a caratterizzare la ricerca di Colombo. La sua astrazione non nasce da una semplificazione del reale, ma dalla sedimentazione di un tempo operativo fatto di azioni, reazioni e trasformazioni. Le opere non raccontano né rappresentano: invitano lo sguardo a sostare in uno spazio aperto, dove l’immagine continua a rivelarsi lentamente.
La mostra milanese si pone dunque come una nuova soglia nel percorso dell’artista: un ulteriore capitolo di una ricerca che considera la pittura non come un punto di arrivo, ma come un territorio in continua esplorazione.
Come scrive la curatrice Gina Ingrassia, “ogni opera custodisce una direzione più che una destinazione”.
Come un paesaggio da attraversare, la pittura di Colombo continua a modificarsi nel tempo e restituisce allo spettatore uno sguardo rinnovato: il viaggio non è soltanto quello verso un luogo diverso, ma quello che trasforma il modo stesso con cui guardiamo ciò che abbiamo davanti.
16 - 23 settembre 2026
Inaugurazione mercoledì 16 settembre ore 18 - 20
Dal 17 settembre la mostra è visitabile con appuntamento negli orari di apertura della sede: lunedì ore 15 - 18, martedì - venerdì ore 10 - 18, sabato ore 10 - 13
www.maisonduvoyage.it
mercoledì 5 agosto 2026
L’estate degli italiani cambia volto: due su tre scelgono la convivialità vicino casa
Milano, 5 agosto 2026 - L’estate 2026 racconta una nuova idea di socialità. Non sono più soltanto le grandi destinazioni o le vacanze da cartolina a definire l'estate degli italiani, ma momenti semplici, spontanei e condivisi, vissuti sempre più nei luoghi della quotidianità. La convivialità si sposta vicino casa, tra cene in terrazza, grigliate con amici, sagre di paese, borghi da riscoprire e serate all’aperto, ridefinendo i rituali dell’estate italiana. In questo contesto, la birra si conferma una presenza naturale e trasversale, accompagnando con semplicità i momenti di socialità e di condivisione che caratterizzano la stagione estiva.
Sono queste le principali evidenze emerse dall’ultima indagine realizzata da Ipsos Doxa per il Centro Informazione Birra (CIB) di AssoBirra, l’Osservatorio permanente che analizza i trend e l’evoluzione del comparto brassicolo attraverso lo sguardo dei consumatori, della filiera e dell’Associazione. In questa seconda edizione del 2026, il CIB approfondisce come stanno cambiando i luoghi della socialità estiva e il ruolo che la birra continua a ricoprire all’interno di momenti sempre più informali, autentici e consapevoli. Uno scenario che trova conferma anche nei dati dell’Annual Report 2025 di AssoBirra, secondo cui i consumi di birra in Italia si sono mantenuti nel 2025 oltre i 21 milioni di ettolitri, confermando una sostanziale tenuta del comparto, mentre il segmento delle birre low e no alcol ha quasi raddoppiato la propria incidenza sul mercato, passando dal 2,1% al 3,9% in un solo anno.
NUOVI LUOGHI, NUOVI RITUALI: DOVE SI VIVE LA SOCIALITÀ ESTIVA
Secondo la ricerca, la birra è immaginata come protagonista soprattutto a casa propria o di amici e parenti (66%), a conferma della centralità crescente degli spazi domestici e semi-domestici come luoghi della convivialità estiva. Seguono i ristoranti e le pizzerie (50%), i locali come bar, pub e birrerie (47%) e le sagre o feste di paese (39%), che confermano il valore delle occasioni di socialità diffuse e del legame con il territorio.
Anche i contesti più informali e all’aria aperta contribuiscono a delineare questa nuova geografia della socialità: il 30% associa la birra a picnic e grigliate, il 28% alla spiaggia o agli stabilimenti balneari e il 23% a concerti o festival. Più contenute, ma comunque significative, le quote relative a parchi e aree verdi (17%), gite in giornata nei borghi o piccoli paesi (16%) e piazze o centri storici (16%), segnali di un’estate che trova valore non solo nelle vacanze vere e proprie, ma anche nei momenti vissuti vicino casa.
"I dati di questa edizione del CIB raccontano un cambiamento interessante: la socialità estiva si costruisce sempre più attorno a momenti semplici, accessibili, autentici, nei quali la birra si inserisce trasversalmente e trova uno spazio naturale", commenta Andrea Bagnolini, Direttore Generale di AssoBirra. "Non è più soltanto la bevanda associata alle vacanze o al consumo fuori casa tradizionale, ma quella che accompagna una quotidianità estiva fatta di relazioni, spontaneità e condivisione: un’evoluzione che riflette stili di vita più vicini ai territori e ai nuovi bisogni dei consumatori. Non sorprende, quindi, che anche l'Annual Report 2025 di AssoBirra abbia evidenziato una sostanziale tenuta dei consumi e una forte accelerazione del segmento low e no alcol: due dinamiche che raccontano un comparto capace di evolvere continuamente insieme ai consumatori".
LA BIRRA COME LINGUAGGIO DELLA CONVIVIALITÀ
Se cambiano i luoghi della socialità, resta forte l’insieme di valori che gli italiani associano alla birra nei momenti di incontro. La convivialità è il valore più citato (51%), seguita da relax (47%), divertimento (40%), leggerezza e semplicità (37%). Completano il quadro spontaneità (30%), qualità (27%), autenticità (21%) e tradizione (19%).
Nel complesso emerge il profilo di una bevanda capace di inserirsi con naturalezza e di integrarsi nei nuovi rituali della stagione estiva: non solo protagonista delle occasioni speciali, ma presenza naturale nei momenti di convivialità quotidiana, dalle cene improvvisate alle tavolate tra amici, fino alle serate in piazza e alle feste di paese.
Le differenze generazionali confermano questa lettura. Per la Gen Z la birra è maggiormente legata al divertimento (43%), per i Millennials prevale la dimensione del relax (51%), mentre per la Gen X è soprattutto espressione di convivialità (62%) e, più delle altre generazioni, anche di qualità (32%). Tre sensibilità diverse che convergono però in una stessa direzione: la birra come facilitatore di momenti autentici e condivisi.
L’ASCESA DELLE ALTERNATIVE LOW E NO ALCOL: TRA QUALITÀ DEL TEMPO E CONSUMO PIÙ CONSAPEVOLE
L’estate che emerge dalla ricerca non è fatta solo di leggerezza, ma anche di una maggiore attenzione al senso delle occasioni vissute. Il dato più interessante, in questa prospettiva, è che la birra si inserisce in un contesto in cui conta sempre di più la qualità del tempo condiviso.
Questa evoluzione si riflette anche nel modo in cui i consumatori guardano alle alternative disponibili. Accanto alla birra tradizionale, infatti, cresce lo spazio delle birre low e no alcol, ormai ampiamente conosciute e sempre meno percepite come un prodotto di nicchia. Un’evoluzione che trova riscontro anche nei dati dell’Annual Report 2025 di AssoBirra, che evidenziano come il segmento low e no alcol abbia registrato nel 2025 la crescita più significativa dell’intero comparto, arrivando a rappresentare il 3,9% del mercato, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. La loro funzione non è quella di sostituire il consumo tradizionale, ma di ampliare le occasioni di socialità, offrendo una possibilità in più per vivere con equilibrio momenti conviviali diversi tra loro, dalla pausa informale all’aperitivo, fino ai contesti in cui entrano in gioco esigenze funzionali come la guida o il desiderio di leggerezza.
IL FUORI CASA INTERPRETA LA NUOVA ESTATE: LA PAROLA A ITALGROB
In questo quadro, il punto di vista della distribuzione Horeca offre una lettura complementare del fuori casa che cambia, tra ritorno alle occasioni di prossimità, valorizzazione dei territori e nuove opportunità per il canale. Un punto di vista che richiama il ruolo di Italgrob, la Federazione Italiana dei Distributori Horeca, come interlocutore diretto dei pubblici esercizi e motore di iniziative ed eventi sul territorio.
“Non parlerei di una vera e propria trasformazione del fuori casa italiano, quanto di una riscoperta: sagre, feste di paese e locali di quartiere rappresentano il primo embrione dei consumi fuori casa, un Horeca ante litteram che risponde alla voglia di socialità e di territorio degli italiani”, dichiara Antonio Portaccio, Presidente di Italgrob - Federazione Italiana dei Distributori Horeca. “Non c’è sagra in Italia che non coinvolga un distributore: le innumerevoli feste della birra che caratterizzano l’estate italiana all’aria aperta sono essenzialmente il frutto del lavoro e dell’impegno dei distributori sui loro territori. Oggi questa dimensione territoriale assume un valore ancora più forte: il fuori casa estivo non è soltanto consumo, ma esperienza, relazione e scoperta delle identità locali. La distribuzione Horeca svolge un ruolo di raccordo tra produttori, pubblici esercizi e comunità, contribuendo a valorizzare eventi e occasioni di socialità che rappresentano un patrimonio unico del nostro Paese. È proprio questa capacità di leggere i territori e accompagnarne l’evoluzione che rende il nostro settore un elemento fondamentale della nuova estate italiana”.
Un ruolo che si conferma centrale anche nell’accompagnare i pubblici esercizi verso i nuovi trend di consumo: dalla lettura dei dati sulle preferenze dei clienti alla formazione, fino allo sviluppo delle birre low e no alcol, un segmento la cui crescita porta con sé anche il lavoro di posizionamento svolto dalla distribuzione specializzata.
“Il ruolo della distribuzione Horeca è stato ed è fondamentale nel trasformare la crescita delle birre low e no alcol in un’opportunità concreta per il canale”, conclude Portaccio. “Un risultato costruito su informazione e formazione, asset sempre più strategici per accompagnare il settore in questa fase di crescita”.
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