mercoledì 24 maggio 2017

LISA GIORÈ “PARLO DI TE” È IL NUOVO SINGOLO ESTRATTO DALL’ALBUM “LE VIE DELL’INSONNIA”


La cantautrice senese descrive in musica l'iter evolutivo di una storia d'amore: dai primi passi fino alla trasformazione che accompagna i cambiamenti caratteriali dei due protagonisti.



"Parlo di te" è la lucida analisi dell'evoluzione di una storia d'amore che è cambiata col tempo insieme alle persone che l'hanno vissuta e che attraversando la scoperta dei difetti dell'altro, le intemperanze caratteriali e tutto ciò che è accaduto negli anni, è maturata fino a diventare un rapporto solido e sereno.



"Le vie dell'insonnia" è un album dall'identità musicale eclettica. Una radice pop-cantautorale sfiora in ogni brano rock ed elettronica, swing e folk. Si viaggia fra brani ritmati e pieni di cambi di tempo repentini a altri più eterei e sofisticati, senza perdere mai di vista il senso della melodia.


DICONO DI LEI

"Incanto surreale e fantastico con il suo timbro di voce, per questo motivo si respirano ovunque tonalità e sapori di boschi e fiabeschi dipinti...Red, Sound 36

"Le vie dell'insonnia dunque, eccezion fatta per questo e pochi altri passaggi, non si vuole mescolare sugli scaffali dei tanti tutti uguali". Luca Marsi, Full Song

"Un lavoro sentito e ricco di ispirazione." Marco Vittoria, Vento Nuovo

"Lisa Giorè dalla sua ha l'incanto di chi conosce ciò di cui parlaGianluca Clerici, Just Kids Magazine

"Piace al primo ascolto per la leggerezza nel trattare temi pesanti. È questo il segreto della musica pop, e la giovane Lisa Giorè, sembra averlo capito al primo disco. Vedremo in seguito …" Alligatore

"Voce sicura e duttile, testi solidi e intelligenti senza sbavature, musiche e arrangiamenti raffinati, il tutto arriva con naturalezza estrema benché non sia affatto immediato, easy listening per intenderci." Shake, Grandi Palle di Fuoco

"La Giorè non sceglie mai cose scontate nè tantomeno scrive testi filiformi e snelli per una conversazione popolare: l'intimità e l'introspezione passa anche attraverso metafore e allegorie che delle volte sanno di epico e altre volte di "psichedelicamente" personali." Exit Well

"È un esordio importante, questo ''Le vie dell'insonnia'', parecchio positivo sul piano musicale come su quello testuale: Lisa Giorè è una giovane promessa del cantautorato nostranoMusic Map

"Alla faccia dell'esordio! Mi sembra l'opera, il lavoro, e l'impegno di una cantautrice navigata ed esperta che ha tanto, ma tanto, da dire e, soprattutto da cantare!" Vanni Versini, Onda Musicale

"Un disco ispirato e sinceramente reale ". Box Musica

"Un album dall'anima eclettica; il pop e lo stile della cantautrice sposano in ogni traccia del disco il rock, con un occhio anche all'elettronica più d'avanguardia, poi a chiudere in originalità vi sono puntate allo swing e al folk. (…) Album consigliatissimo ma attenzione a non rimanerne stregati." Quadri Project

"Un disco di musica leggera italiana, un lavoro squisito che sceglie con cura il target di pubblico adatto ad un simile ascolto." Marco Vigliani, Sound Contest

"Un susseguirsi di canzoni ricercate sia a livello testuale, armonico e di arrangiamenti, una fatica che ha sicuramente dell'ottimo per essere un esordio". Giovanni D'Iàpico, Audiofollia

"Lisa Giorè dimostra di avere le idee ben chiare e di avere tutte le capacità per realizzare le sue idee. Il risultato finale è una passeggiata su sentieri di erba alta a piedi scalzi: una sensazione di libertà contagiosa." Viva Low Cost

"È un progetto molto ben curato, da cui traspare l'impegno e la passione per la musica della Giorè." Marco Selvaggio, Musica intorno

"C'è una forte atmosfera creata da un intrigante intreccio di sonorità (quasi) acustiche leggere e delicate." Clip Bands

"Un disco di matrice pop che sa spaziare dal folk, allo swing, all'elettronica e nel quale ogni brano è una storia a sé. Decisamente un lavoro degno di un orecchio sensibile e attento." Cinzia Canali, Non Sense Mag

"Le vie dell'insonnia è un disco che vale la pena di ascoltare, ma non solo, è un disco con cui è molto facile fare amicizia e condividere momenti della quotidianità" Eleonora Montesanti, La Musica Rock


Etichetta: Volume! Discografia Moderna
Distribuzione: Boxtune/Believe Digital

BIO
Elisa Giorello, in arte Lisa Giorè, nasce a Siena nel 1986. Bassista per ripiego, cantante per ostinazione, cantautrice tardiva, è cresciuta immersa nella collezione di musicassette e cd della madre, sviluppando una precoce predilezione per i lavori di Alice, Franco Battiato e Matia Bazar. A quindici anni inizia a studiare musica partendo dalla chitarra, per poi scegliere il canto moderno come materia principale già l'anno seguente ed aggiungendo infine lo studio del basso elettrico dieci anni dopo, durante un momento di crisi personale in cui aveva deciso di abbandonare il canto. Scrive i primi inediti intorno al 2010, ma il progetto legato a questi si arena più volte fino ad essere abbandonato. Nel 2014, decisa a riprendere in mano i brani rimasti incompiuti, ricomincia la ricerca di musicisti disposti a collaborare, in seguito alla quale arriva l'incontro con il chitarrista Leonardo Montalbano, seguito dal batterista Nicolò Grascelli e da Debora Porciello, pianista e flautista con cui la cantante collaborava già da tre anni: nasce così La Fabbrica di Polvere, la band con cui il progetto di inediti riuscirà finalmente a trovare una concretizzazione. Dal 2016 in poi decide di presentarsi come solista utilizzando per la prima volta lo pseudonimo Lisa Giorè, pur continuando a collaborare in studio e nei live con i tre amici: a settembre è uscito il primo album le vie dell'insonnia, una raccolta di dieci brani che raccontano gli anni di un'evoluzione avvenuta attraverso turbolente tempeste cerebrali.


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Campo Dall'Orto RAI, CdA ha bocciato il piano news

Il CdA Rai ha bocciato il piano news proposto dal Direttore Generale Campo Dall'Orto. Fiducia incrinata e probabile azzeramento dei vertici.

Raccontano osservatori dei residui branchi di elefanti che in occasione di imminenti catastrofi ambientali, i pachidermi generalmente si suicidano, con una ritualità precisa che vede gli anziani, sollecitati dalle femmine, assicurarsi che i più giovani seguano il destino deciso, per poi seguirli nell'atto estremo. Non sempre le elefantesse arrivano a darsi la morte.

Con un atavico ritorno alla natura il consiglio di amministrazione della Rai sembra aver messo in scena una macabra rappresentazione del suicidio degli elefanti.

I più anziani, che non mancano in consiglio, sollecitati dalla presidentessa, hanno spinto i più giovani sul ciglio del burrone, spingendo prima di tutti giù il direttore generale Campo dall'Orto. Una scena davvero indecorosa oltre che paradossale. Dopo mesi di retorica sulle nuove linee di comando che avrebbero assicurato al vertice di Viale Mazzini poteri e procedure per guidare il rinnovamento senza dover pagare i tradizionali pedaggi ai casellanti del CdA, ora si assiste allo spettacolo che il più accreditato, internazionalmente, manager del sistema televisivo italiano, viene umiliato e paralizzato da un'allegra combriccola di pensionati e mestieranti inviati in consiglio  da singole lobbies politiche per curare i loro affari. Con una presidentessa che non fa mistero di voler sostituire il suo direttore generale con se stessa.

Ora la Rai si trova ad avere il poco invidiabile primato di essere l'unica azienda televisiva europea senza una bussola nel pieno della transizione al digitale, mentre avanzano le offerte multimediali dei competitor privati e mentre anche i possibili partner, come Telecom ed Enel, si stanno mettendo in proprio.

In tutto questo appare singolare il silenzio sostanziale dei giornalisti, visto che il pomo della discordia è proprio il piano di riorganizzazione delle news. L'Usigrai, il mitico sindacato dei giornalisti RAI, dopo aver seguito distrattamente, non senza qualche compiacimento, le prime baruffe in consiglio, che costarono il posto al responsabile del progetto di riorganizzazione dell'informazione Carlo Verdelli, oggi grida al Tutti a casaMa tutti chi?

Qui il rischio è che dopo decenni di riforma vagheggiata dell'azienda, e mai realizzata per il continuo bradisismo di veti e sommosse interne, neanche ci si accanisca più sulla Rai, ma, come per l'Alitalia, si arrivi alla conclusione che il carrozzone sia irriformabile.

Il nodo vero riguarda proprio un presidio nazionale, una TV nazione, nel momento in cui la transizione al digitale rende strategici linguaggi ed infrastrutture e soprattutto fondamentale per un paese il controllo di quelle forme di intelligenza artificiale che guidano la viralità dell'informazione. Cosa accadrà se la RAI si afflosciasse? L'Italia potrebbe essere il primo grande paese europeo a non avere più un soggetto proprio, autonomo e sovrano, nel processo di organizzazione dei linguaggi con cui parlare al mondo.

Ma la questione presenta anche un versante politico: il nuovo vertice Rai è stato voluto dall'allora premier e segretario del PD Renzi, voluto ed usato per liberarsi di qualche imbarazzo (Ballarò e TG3). Ora può una leadership politica che si caratterizza per l'innovazione e la discontinuità tornare a centellinare le vecchie lottizzazioni in una Rai che affonda?

Ci si gioca molto della propria reputazione, così come il Paese si sta giocando molto della sua possibilità di mantenersi competitivo nella nuova economia della comunicazione. Mentre gli elefanti barriscono sul ciglio del burrone.

Fonte: News and Coffee

In caso di genitori separati, estremamente litigiosi, il giudice può imporre loro lo psicologo!

Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

In caso di genitori separati, estremamente litigiosi, il giudice può imporre loro lo psicologo!

Anche i Tribunali italiani  cominciano ad usare il "pugno di ferro" nei confronti di quei genitori che, benché separati, non la smettono di litigare, e  per i quali ogni scusa è buona per rinfacciarsi reciprocamente le colpe.  Che succede, infatti, se il peso di questo intollerabile clima d'odio viene scaricato sui figli, con danni alla loro crescita e all'equilibrio interiore, già messo a dura prova dalla separazione giudiziale o dal divorzio?

In tali circostanze, tutt'altro che rare,  può accadere che il giudice potrebbe imporre loro una serie di incontri con lo psicologo al fine di ridurre la conflittualità nel solo interesse del minore.

Va premesso che la violazione di quest'obbligo non comporta sanzioni specifiche per i due genitori separati, ma da essa scaturisce una conseguenza importante, ovvero la possibile perdita dell' cosiddetto "affidamento condiviso" o, addirittura, della "responsabilità genitoriale" per aver dimostrato, con il proprio comportamento indifferente alla prescrizione del magistrato, un'assoluta noncuranza verso gli interessi del figlio.

Proprio questo  è l'orientamento  ormai assunto stabilmente , in primis, dal Tribunale di Roma , e più di recente anche da molti altri Tribunali italiani come quello di Foggia ( sul punto vedasi ,Trib. Roma, sent. n. 2083/17; sent. n. 9630/16; sent. n. 25777/15).

Al fine di tutelare  l'affido condiviso della prole, e permettere ai figli una crescita serena con entrambi i genitori, il giudice può quindi decidere di far seguire all'intero nucleo familiare o solo ai genitori un percorso terapeutico con uno psicologo nel caso di rapporti particolarmente conflittuali e che minano la tranquillità dei figli minori della coppia separata.

In verità – afferma in merito l'avv. Eugenio Gargiulo – va evidenziato che , la Cassazione ha affermato che, se non c'è una legge che lo prevede, nessun tribunale può imporre trattamenti sanitari obbligatori  ivi compresi quelli dallo psicologo per aiutare i genitori separati litigiosi. ( in proposito leggasi  Cass. sent. n. 13506/15).

E', tuttavia,  opinione recentissima, ampiamente condivisa da numerosi Tribunali italiani, che  non si tratti di una vera e propria imposizione , perché alla sua violazione non conseguono sanzioni vere e proprie, né coazioni fisiche (non si potrebbe infatti trascinarli dallo strizzacervelli senza il loro volere). Ciò nonostante, il giudice, all'esito del percorso, sulla base del giudizio offerto dai servizi sociali (cui viene affidato il compito di vigilare sull'osservanza di tale indicazione), potrà decidere se riconoscere ancora l'affidamento condiviso o, invece, accordarlo solo al genitore più meritevole o revocarlo a entrambi. E nei casi più gravi potrebbe anche disporre la revoca della potestà genitoriale. Insomma, le visite con lo psicologo sono – per usare una terminologia più tecnica – non un dovere, ma un onere, alla cui violazione, pertanto, non consegue una sanzione ma la perdita di un potere.

Nei confronti dei  genitori separati, che litigano in continuazione – continua l'avv. Eugenio Gargiulo - viene così imposto lo psicologo, ma non certo per aiutarli in un percorso di riavvicinamento e per sanare le antiche fratture, ma solo per insegnare loro a essere genitori migliori e a non sfogare la propria rabbia sui figli, riversando sui piccoli innocenti il peso di guerre personali.

Pertanto , la prescrizione terapeutica serve a tutelare il diritto del figlio a mantenere rapporti significativi con entrambi i genitori (cosiddetto «diritto alla bigenitorialità» che spetta a tutti i figli) benché il nucleo familiare si sia disgregato. Di contro, la Cassazione sostiene invece che «la maturazione personale dei genitori non può che restare affidata al loro diritto di autodeterminazione» e non a uno psicologo. È contro la libertà personale tutelata dalla Costituzione prescrivere a mamma e papà di seguire a itinerari individuali e di coppia.

In definitiva – conclude l'avv. Eugenio Gargiulo - se è vero che l'affidamento condiviso del figlio a entrambi i genitori resta la regola generale, che si applica in automatico, per consentire ai bambini di mantenere pari rapporti sia con la madre che con il padre, c'è sempre l'eccezione; così il giudice può disporre l'affidamento esclusivo non per il semplice fatto che i genitori litigano, ma perché la loro accesa conflittualità pregiudica gli interessi del minore, pregiudicandone la crescita!

Foggia, 24 maggio 2017                                            avv. Eugenio Gargiulo

 

 

Hype

Hype

di Marco Mendeni

a cura di Matteo Bittanti

Project economART

www.amyd.it

CONCEPT

Secondo Bostrom una civiltà avanzata, che disporrebbe di grande potenza di calcolo, potrebbe aver lanciato una simulazione – la nostra realtà – per esaminare i propri antenati – noi stessi.

"Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta".

Richard Buckminster Fuller

La mostra presenta una serie di progetti realizzati dal 2013 ad oggi che indagano ed esplorano nuove realtà e situazioni generate dall'apparato tecnologico, in particolare guarda al complesso rapporto, mutevolmente in atto, tra uomo e tecnologia.

La vita reale e quella sullo schermo si stanno fondendo, il nostro rapporto con la macchina sta poco a poco cambiando il nostro modo di pensare e relazionarci col mondo. Queste le tematiche che hanno dato vita al processo di produzione delle opere. 

Opere che in modo stratificato fondono elementi e media apparentemente molto distanti tra loro come immagini create da reti neurali artificiali che incontrano la fisicità del cemento o la tradizione della pittura ad olio su tavola, suggerendoci che non è più l'uomo a rappresentare il mondo ma la macchina stessa. 

E noi, stiamo a guardare.

In particolare i lavori nascono e prendono forma da media digitali come i videogame e mutano in oggetti fisici per investigare la relazione tra reale e digitale, simulazione e dissimulazione.

La poetica di Hype è quella del virtuale vs il materiale, della presenza vs l'assenza, la tradizione contrapposta all'innovazione.

Ma anche e soprattutto dell'aspettativa che si genera rispetto alla novità che preclude come in un appuntamento amoroso a una mancanza.

Credits:

a project by Marco Mendeni

Robotics / Fabrication: Gordon Marmi, WeMake Milano

Custom Software: WeMake Milano

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Marco Mendeni 2017

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Hype
di Anna D'Ambrosio

L'economia nell'attesa
«L'attesa del piacere è essa stessa piacere» diceva il filosofo Lessing e, più recentemente, una nota pubblicità. Lo sanno bene i videogiocatori, che a partire dai primi criptici annunci di un gioco particolarmente atteso, sono vittime di una serie di reazioni chimico/fisiche, probabilmente localizzate nel cervello ma ancora non ben studiate, che rientrano sotto il nome di hype. L'hype 
 da hyperbole, iperbole – è come una bestia parassitaria che ha una fame insaziabile di immagini, dichiarazioni, anteprime, rumor, trailer e date d'uscita: ognuno di questi elementi (promotori dell'impossibile). […]

LA VISIONE MULTIDISCIPLINARE

Marco Mendeni

artista il cui linguaggio multidisciplinare, esito di un approccio ibrido, libero ed estremamente personale, genera una visione in continua evoluzione. Attingendo da ambiti differenti – dalla scienza alla musica, dall'archeologia ai new media – Mendeni, infatti, nelle sue opere predispone sempre lo spettatore a riformulare i codici narrativi e conoscitivi abituali che, tra finzione e ricordo, fantasia e memoria, evocano quelle suggestioni che, tramite i suoi vari interventi, dalle video-installazioni alle performance, dalla fotografia al disegno, alla pittura, riportano l'uomo ad interessarsi di un mondo invisibile.


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Preview 29 maggio h. 18.30

29/05 - 17/06 2017

lun_ven 10/13_16/19

sab e dom su appuntamento

 

AMY D Arte Spazio

Via Lovanio 6, Milano

MM2 Moscova

+39.02.654872

info@amyd.it

www.amyd.it

 

PRESS e Comunicazione

Vittorio Schieroni

+39.339.2202749

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