Pirillo (Circolo Saragat – Matteotti), CEDU, la "Vittoria di Pirro" del Grande Oriente d’Italia: quando il diritto cancella i doveri massonici!
La condanna dell'Italia a Strasburgo per il sequestro degli elenchi del 2017 è un successo legale, ma sul piano etico rappresenta un cedimento strutturale. Perché, nel rispetto dei principii morali come osservando gli “Antichi Doveri” e le Costituzioni massoniche, i vertici avrebbero dovuto collaborare spontaneamente con lo Stato.
ROMA, 13.07.2026: – La notizia del pronunciamento della Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) in favore del Grande Oriente d'Italia (GOI) è stata accolta da Palazzo Giustiniani con i toni delle grandi vittorie democratiche. Strasburgo ha sancito che il maxi-sequestro degli elenchi degli iscritti, ordinato nel 2017 dalla Commissione Antimafia, allora presieduta dall’On. Rosy Bindi, fu un atto arbitrario e privo di garanzie giuridiche. Una vittoria legale ineccepibile, si dirà. Eppure, grattando la superficie del tecnicismo giuridico, quella del GOI rischia di rivelarsi una clamorosa vittoria di Pirro.
Il vero problema, infatti, sta a monte. E non riguarda i codici dello Stato, ma il codice genetico, Morale ed Etico di un’istituzione nobile e plurisecolare come la Massoneria.
Il dovere di fedeltà allo Stato e le leggi della Repubblica: Per comprendere la portata di quella che – a ben vedere – si configura come una profonda sconfitta dei valori iniziali, bisogna tornare alle fondamenta della Libera Muratoria. Nelle Costituzioni massoniche, nei rituali e nei celebri "Antichi Doveri" (i Landmarks ed i Charges di Anderson del 1723, base della massoneria moderna), il rapporto con l'autorità civile è chiarissimo: “il massone è un cittadino pacifico, tenuto a osservare rigorosamente le leggi del Paese in cui risiede e a non ribellarsi mai ai magistrati o ai poteri costituiti!”.
Davanti a una richiesta formale di un organo dello Stato – qual è una Commissione parlamentare antimafia– l'etica e la morale massonica avrebbero dovuto dettare una sola strada: la consegna spontanea e trasparente di quegli elenchi, magari “accompagnata” da un pool di “Fratelli” in grado di spiegare il contenuto delle Liste; un operazione che non solo avrebbe reso onore ai principi libero-muratori ma avrebbe anche avuto il merito di verificare i nominativi, offrendo a tutti gli “iscritti” alla massoneria la garanzia di non condividere questo percorso iniziatico con persone chiare e trasparenti e non con ombre, visto anche il “caso” di Occhionero, Tumbarello ed altri.
Arrivare allo scontro frontale, alzare le barricate legali e trascinare la Repubblica Italiana davanti a un tribunale internazionale non è un atto di difesa della tradizione, ma il suo esatto ribaltamento. Una bruta macchia sul curriculum della massoneria tricolore.
Il primato dell'Etica sul formalismo giuridico: Chi difende la linea del GOI sostiene che il ricorso fosse necessario per tutelare la privacy dei singoli fratelli e l'autonomia dell'associazione da un "vizio di forma" e da un abuso di potere politico. Ma la Massoneria non è un sindacato, né un partito o un'associazione di categoria qualsiasi che si aggrappa ai cavilli procedurali. È (o dovrebbe essere) una scuola di perfezionamento interiore e di elevazione etica e morale.
Il giuramento prestato sull'Altare dal Libero Muratore non lascia spazio a interpretazioni: si promette solennemente di rispettare gli Organi dello Stato. Nel momento in cui i vertici scelgono di anteporre il formalismo giuridico europeo all'obbedienza civile e alla trasparenza verso lo Stato, si consuma un corto circuito ideale.
Se i membri di una Loggia sono, come da statuto, cittadini probi, onesti e rispettosi della legalità (si tenga presente che per l’adesione è prevista anche la consegna del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti) che cosa c'era da nascondere o da proteggere dietro i tecnicismi dei ricorsi? …a pensare male si fa peccato ma spesso, troppo spesso, ci si indovina!
Una sconfitta della Tradizione: Insomma, seppur la sentenza della CEDU dice che l'Italia ha sbagliato le procedure, la Storia massonica dice che i suoi vertici hanno fallito la prova dell'identità. Mostrarsi riluttanti alla collaborazione con le istituzioni pubbliche, fino al punto di farsi "scassinare" gli archivi per poi lamentarsene a Strasburgo, ha alimentato proprio quel velo di sospetto e quel pregiudizio anti-massonico che l'Istituzione dichiara costantemente di voler combattere.
Per questo i festeggiamenti per la sentenza della CEDU lasciano l'amaro in bocca a chi guarda alla Massoneria per la sua statura filosofica ed Etica e per la levatura Morale. Questa "vittoria di Pirro" non cancella la realtà: aver preferito lo scontro fazioso al Dovere della Tradizione è la dimostrazione che, a volte, per vincere una causa si può perdere la propria anima! Ricordando una massima latina: Res iudicata facit de albo nigrum, speriamo solo che questa inversione sia solo materiale e non anche spirituale!
Per concludere, da iscritto alla massoneria, e sottolineo “iscritto” perché “Massone” si diventa con impegno dedizione coerenze sacrificio e soprattutto senza secondi fini, perché la Massoneria, come il Cristianesimo, è una pratica di vita, posso solo essere dispiaciuto per la deriva presa da questa antica e nobilissima Istituzione, d’altra parte la massoneria è anche una associazione di persone che, come tutte le associazioni, è fatta di uomini, e gli uomini, si sa, sbagliano, ma non dimentichiamo: Errare humanum est, perseverare autem diabolicum!
AGDGADU!
Vincenzo Pirillo
Circolo Culturale "G. Saragat - G. Matteotti"

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