Roma, 23 luglio 2026, ore 10.00 – Al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Palazzo Piacentini, Sala degli Arazzi, Via Veneto 33), alla presenza del Ministro Adolfo Urso, si terrà il convegno "Libro Bianco Made in Italy 2030: manifattura e logistica integrata per una nuova strategia industriale", dedicato al ruolo della logistica e del trasporto merci come leve strategiche per la competitività del sistema produttivo italiano. |
CONFAPI – È la principale organizzazione datoriale italiana rappresentativa di MidCap e Pmi industriali private, colonne portanti del sistema produttivo del nostro Paese: oltre 116.000 aziende per 1,2 milioni di addetti. Fondata nel 1947, ha 81 sedi territoriali (18 regionali, 63 provinciali) e 13 unioni di categoria.
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giovedì 16 luglio 2026
SAVE THE DATE. CONFAPI E FIAP AL MIMIT: IL 23 LUGLIO IL CONVEGNO "LIBRO BIANCO MADE IN ITALY 2030". INTERVERRÀ IL MINISTRO URSO
lunedì 13 luglio 2026
Pirillo (Circolo Saragat – Matteotti), CEDU, la "Vittoria di Pirro" del Grande Oriente d’Italia: quando il diritto cancella i doveri massonici!
Pirillo (Circolo Saragat – Matteotti), CEDU, la "Vittoria di Pirro" del Grande Oriente d’Italia: quando il diritto cancella i doveri massonici!
La condanna dell'Italia a Strasburgo per il sequestro degli elenchi del 2017 è un successo legale, ma sul piano etico rappresenta un cedimento strutturale. Perché, nel rispetto dei principii morali come osservando gli “Antichi Doveri” e le Costituzioni massoniche, i vertici avrebbero dovuto collaborare spontaneamente con lo Stato.
ROMA, 13.07.2026: – La notizia del pronunciamento della Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) in favore del Grande Oriente d'Italia (GOI) è stata accolta da Palazzo Giustiniani con i toni delle grandi vittorie democratiche. Strasburgo ha sancito che il maxi-sequestro degli elenchi degli iscritti, ordinato nel 2017 dalla Commissione Antimafia, allora presieduta dall’On. Rosy Bindi, fu un atto arbitrario e privo di garanzie giuridiche. Una vittoria legale ineccepibile, si dirà. Eppure, grattando la superficie del tecnicismo giuridico, quella del GOI rischia di rivelarsi una clamorosa vittoria di Pirro.
Il vero problema, infatti, sta a monte. E non riguarda i codici dello Stato, ma il codice genetico, Morale ed Etico di un’istituzione nobile e plurisecolare come la Massoneria.
Il dovere di fedeltà allo Stato e le leggi della Repubblica: Per comprendere la portata di quella che – a ben vedere – si configura come una profonda sconfitta dei valori iniziali, bisogna tornare alle fondamenta della Libera Muratoria. Nelle Costituzioni massoniche, nei rituali e nei celebri "Antichi Doveri" (i Landmarks ed i Charges di Anderson del 1723, base della massoneria moderna), il rapporto con l'autorità civile è chiarissimo: “il massone è un cittadino pacifico, tenuto a osservare rigorosamente le leggi del Paese in cui risiede e a non ribellarsi mai ai magistrati o ai poteri costituiti!”.
Davanti a una richiesta formale di un organo dello Stato – qual è una Commissione parlamentare antimafia– l'etica e la morale massonica avrebbero dovuto dettare una sola strada: la consegna spontanea e trasparente di quegli elenchi, magari “accompagnata” da un pool di “Fratelli” in grado di spiegare il contenuto delle Liste; un operazione che non solo avrebbe reso onore ai principi libero-muratori ma avrebbe anche avuto il merito di verificare i nominativi, offrendo a tutti gli “iscritti” alla massoneria la garanzia di non condividere questo percorso iniziatico con persone chiare e trasparenti e non con ombre, visto anche il “caso” di Occhionero, Tumbarello ed altri.
Arrivare allo scontro frontale, alzare le barricate legali e trascinare la Repubblica Italiana davanti a un tribunale internazionale non è un atto di difesa della tradizione, ma il suo esatto ribaltamento. Una bruta macchia sul curriculum della massoneria tricolore.
Il primato dell'Etica sul formalismo giuridico: Chi difende la linea del GOI sostiene che il ricorso fosse necessario per tutelare la privacy dei singoli fratelli e l'autonomia dell'associazione da un "vizio di forma" e da un abuso di potere politico. Ma la Massoneria non è un sindacato, né un partito o un'associazione di categoria qualsiasi che si aggrappa ai cavilli procedurali. È (o dovrebbe essere) una scuola di perfezionamento interiore e di elevazione etica e morale.
Il giuramento prestato sull'Altare dal Libero Muratore non lascia spazio a interpretazioni: si promette solennemente di rispettare gli Organi dello Stato. Nel momento in cui i vertici scelgono di anteporre il formalismo giuridico europeo all'obbedienza civile e alla trasparenza verso lo Stato, si consuma un corto circuito ideale.
Se i membri di una Loggia sono, come da statuto, cittadini probi, onesti e rispettosi della legalità (si tenga presente che per l’adesione è prevista anche la consegna del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti) che cosa c'era da nascondere o da proteggere dietro i tecnicismi dei ricorsi? …a pensare male si fa peccato ma spesso, troppo spesso, ci si indovina!
Una sconfitta della Tradizione: Insomma, seppur la sentenza della CEDU dice che l'Italia ha sbagliato le procedure, la Storia massonica dice che i suoi vertici hanno fallito la prova dell'identità. Mostrarsi riluttanti alla collaborazione con le istituzioni pubbliche, fino al punto di farsi "scassinare" gli archivi per poi lamentarsene a Strasburgo, ha alimentato proprio quel velo di sospetto e quel pregiudizio anti-massonico che l'Istituzione dichiara costantemente di voler combattere.
Per questo i festeggiamenti per la sentenza della CEDU lasciano l'amaro in bocca a chi guarda alla Massoneria per la sua statura filosofica ed Etica e per la levatura Morale. Questa "vittoria di Pirro" non cancella la realtà: aver preferito lo scontro fazioso al Dovere della Tradizione è la dimostrazione che, a volte, per vincere una causa si può perdere la propria anima! Ricordando una massima latina: Res iudicata facit de albo nigrum, speriamo solo che questa inversione sia solo materiale e non anche spirituale!
Per concludere, da iscritto alla massoneria, e sottolineo “iscritto” perché “Massone” si diventa con impegno dedizione coerenze sacrificio e soprattutto senza secondi fini, perché la Massoneria, come il Cristianesimo, è una pratica di vita, posso solo essere dispiaciuto per la deriva presa da questa antica e nobilissima Istituzione, d’altra parte la massoneria è anche una associazione di persone che, come tutte le associazioni, è fatta di uomini, e gli uomini, si sa, sbagliano, ma non dimentichiamo: Errare humanum est, perseverare autem diabolicum!
AGDGADU!
Vincenzo Pirillo
Circolo Culturale "G. Saragat - G. Matteotti"
Allarme rientrato a Brescia, scongiurato rischio esplosione in città.
L'intervento decisivo del CoGePir (Consorzio Gestione Pirotecnici, ente no profit istituito dal MASE con DM 02/02/2026 n. 32), tempestivamente allertato dalla ACR Reggiani, per 5 kg di acido picrico, altamente esplosivo, ritrovati durante la bonifica dei laboratori ex Caffaro.
Nelle stesse ore, un morto a Casalbordino (CH) e due giorni prima altre vittime a Rieti.
Roma, 13 luglio 2026 – Il rischio di una esplosione potenzialmente catastrofica è stata sventata venerdì scorso a Brescia grazie alla competenza e al tempestivo intervento del CoGePir (Consorzio Gestione Pirotecnici).
Circa 5 kg di acido picrico sono stati rinvenuti durante le operazioni per la messa in sicurezza e la bonifica del Sito di Interesse Nazionale (SIN) Brescia-Caffaro.
Il materiale, ritrovato in un laboratorio abbandonato da anni, situato in Via Francesco Nullo 8, si presentava in stato di massima pericolosità: secco, disidratato e cristallizzato.
In queste condizioni, l'acido picrico diventa un esplosivo primario estremamente instabile, con un potenziale distruttivo paragonabile a diversi chilogrammi di tritolo e un'onda d'urto stimata di 7.3 km/s, superiore persino a quella dello stesso tritolo. Una minima vibrazione o variazione di temperatura avrebbe potuto innescare una detonazione devastante nel cuore del centro abitato.
L'allarme è stato lanciato da Piervittorio Trebucchi, Direttore Generale del CoGePir, che, analizzando le immagini trasmessegli, ha compreso l'imminente pericolo. "Dalle foto inviatemi dall’ACR Reggiani, azienda che si sta occupando della bonifica, cui va riconosciuto il merito di aver immediatamente compreso la pericolosità della situazione e del prodotto rinvenuto, ho capito subito che eravamo di fronte a una bomba a orologeria," dichiara Trebucchi. "Ho chiesto di bloccare immediatamente il cantiere, allontanare il personale e ho chiesto di allertare immediatamente Artificieri e Vigili del Fuoco. Con il caldo di questi giorni, il rischio di un'esplosione spontanea era altissimo".
Le Forze dell'Ordine e i Vigili del Fuoco, intervenuti sul posto, hanno informato la Prefettura di Brescia, che ha valutato l'evacuazione di un'area di 1,5 km, scongiurata solo grazie alla rapida gestione della minaccia.
È emersa, tuttavia, una criticità procedurale: non trattandosi di un ordigno esplosivo improvvisato (IED), in quanto mancante di dispositivo di innesco, la rimozione non rientrava nei protocolli standard degli Artificieri.
Per colmare questo vuoto operativo, il CoGePir ha immediatamente messo a disposizione della Prefettura il proprio braccio operativo, la società Torpex S.p.A., con i suoi massimi esperti di fama internazionale, a partire da Danilo Coppe (“Mr. Dinamite” nella docuserie TV), che hanno neutralizzato sul posto e poi rimosso l'esplosivo, successivamente trasportato dalla Cigala Trasporti, storica azienda specializzata nel trasporto esplosivi da quasi un secolo, anch’essa parte della filiera CoGePir, in una cava, appositamente evacuata, per il brillamento.
"Ieri potenzialmente si sono salvate delle vite," continua Trebucchi. "Questo caso dimostra l'importanza cruciale di un Sistema di Gestione come il CoGePir: subito disponibile nei confronti del soggetto pubblico o privato che si trova ad affrontare un pericolo che non sa come gestire, con alte competenze, capace di agire da anello di congiunzione tra Istituzioni, normative ambientali e normative di pubblica sicurezza. Un plauso va al MASE ed alle Istituzioni che hanno riconosciuto il nostro ruolo strategico. Ed un plauso va anche alle aziende coinvolte nella bonifica, perché identificare immediatamente e correttamente il rischio coinvolgendo subito e senza esitazioni i soggetti competenti, specializzati nella gestione dello stesso, è stato fondamentale per evitare conseguenze drammatiche”.
L'episodio di Brescia è un esempio emblematico di sinergia vincente, ma è anche il sintomo di un problema nazionale: la gestione dei materiali esplodenti diversi dagli esplosivi civili e militari, è spesso sottovalutata.
Lo stesso acido picrico viene reperito abbandonato in centri di ricerca, università, ospedali e persino scuole (a Genova, a maggio, è stata evacuata una scuola per il ritrovamento di una piccola quantità dello stesso nel laboratorio scientifico).
La cronaca dell’ultima settimana è una scia di sangue, con morti e feriti gravi a Casalbordino (Chieti), dove negli ultimi cinque anni tre sinistri nello stesso stabilimento hanno causato sette vittime e in provincia di Rieti, dove l'esplosione di una fabbrica pirotecnica ha causato due vittime.
In quella stessa fabbrica, solo tre anni prima, ci furono altre tre morti. L'azienda, significativamente, risultava del tutto sconosciuta al CoGePir.
Questo particolare dovrà essere oggetto di approfondimento di indagini: la partecipazione al sistema nazionale di gestione è un obbligo che discende da norma primaria, come recentemente chiarito dal Ministero dell’Ambiente, e se non si adempie allo stesso obbligo, non si può legittimamente operare sul mercato nazionale.
Pertanto verrebbe da chiedersi come quella fabbrica potesse essere stata autorizzata dalla competente Prefettura, in assenza di tale prerequisito obbligatorio, e di conseguenza come quell’azienda gestisse gli scarti di produzione, che seppur si qualificano come rifiuti, mantengono integra la loro pericolosità intrinseca data dalla capacità esplodente.
L'appello del CoGePir alle Istituzioni
"Ogni esplosione in una fabbrica non a norma è una sconfitta per lo Stato e una tragedia annunciata," afferma Piervittorio Trebucchi. "Agire sull'emergenza non basta. È ora di passare alla prevenzione sistematica".
Il CoGePir è il sistema di gestione nazionale, riconosciuto dal MASE (DM 02/02/2026 n. 32), la cui adesione è obbligatoria per legge per produttori e importatori di articoli pirotecnici. Il Consorzio opera sotto la vigilanza dei Ministeri dell'Ambiente e dell'Interno per garantire la tracciabilità e lo smaltimento sicuro dei rifiuti esplodenti, rispondendo sia al Testo Unico Ambientale (TUA) sia a quello di Pubblica Sicurezza (TULPS).
"Chiediamo un'intensificazione drastica e sistematica dei controlli da parte delle Forze dell'Ordine e delle Prefetture," conclude Trebucchi. "Verificare l'iscrizione al CoGePir, ed i conseguenti adempimenti sul portale dello stesso circa l’effettivo immesso sul mercato, è il primo passo per distinguere un'azienda legale da una 'bomba' sociale e ambientale. Se un produttore opera fuori dal nostro sistema, pur consapevole che l’iscrizione è obbligatoria, probabilmente ha buoni motivi per scegliere di rimanere “invisibile”, ed i suoi prodotti e rifiuti diventano fantasmi pericolosissimi di cui si perdono le tracce fino alla prossima esplosione. Le prefetture devono avere piena consapevolezza che non possono rilasciare licenze di fabbricazione ad aziende che non partecipano ad un sistema di gestione riconosciuto per i propri rifiuti esplodenti”.
Nel 2025 il CoGePir ha raccolto e gestito in sicurezza oltre 51.000 kg di rifiuti pirotecnici e nei primi sei mesi del 2026 ha già trattato oltre 40.000 kg.
Questo dimostra l'efficacia del sistema, ma rappresenta solo la punta dell'iceberg. Il "sommerso" è una minaccia che può essere sconfitta solo con il pugno duro dello Stato per smettere, finalmente, di contare i morti.
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