mercoledì 1 marzo 2017

L’ex marito chiede alla ex consorte il rimborso del seno “rifatto” durante il matrimonio grazie ad un suo intervento economico: il giudice non lo accorda!

Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

L’ex marito chiede alla ex consorte il rimborso del seno “rifatto” durante il matrimonio grazie ad un suo intervento economico: il giudice non lo accorda!

Nel matrimonio si condivide tutto. Come vuole la frase proferita dal prete dinanzi agli invitati “Nella buona e nella cattiva sorte, in salute e in malattia,…”, tutti i dolori e le spese vanno divise e affrontate dai futuri coniugi. Ma quando il matrimonio finisce, e i due si separano, come bisogna comportarsi?

Lui, dopo la separazione, nel relativo giudizio dinanzi al Tribunale, aveva chiesto all'ex moglie il rimborso per il seno rifatto, una “mastoplastica additiva” che aveva regalato alla donna, ai tempi felici del matrimonio ( al costo di circa 4.000 euro ) perché essendo ormai separati, ritiene di non poterne più “godere”.

La vicenda è accaduta in provincia di Foggia a due coniugi del luogo di 40 e 37 anni, sposati da circa sette anni. Qualche  anno dopo il matrimonio, il marito aveva deciso di fare un regalo speciale alla compagna: una mastoplastica additiva, così la moglie si era rivolta ad un chirurgo plastico barese, che le aveva aumentato la taglia del seno. Quando però i due, che non hanno figli, si sono separati giudizialmente, il marito ha chiesto al Tribunale il rimborso per quell'operazione, sostenendo che non avrebbe potuto più trarne “il beneficio” che si aspettava al momento in cui fece il regalo!

Ma il Tribunale di Foggia, al cui vaglio è stata sottoposta l’originale questione di diritto, ha respinto il ricorso presentato dall’ex marito sul punto, non accordando alcun rimborso per la spesa sostenuta dal ricorrente a favore dell’ex moglie , e non riconoscendo, nella sua recentissima sentenza, neppure la restituzione di metà della somma spesa , così come richiesto in subordine .

Quando finisce un matrimonio , può capitare che uno dei due conviventi, per le ragioni più varie, maturi l’intento di chiedere la restituzione del denaro concesso all’altro, durante il periodo in cui vi è stata –  per l’appunto – la convivenza.

E’ bene allora che sappia che la giurisprudenza sul punto ha una posizione piuttosto rigida di chiusura, poichè muove dal presupposto che durante la convivenza matrimoniale, le dazioni di denaro (o di altri beni), tra i coniugi, fino a prova contraria si presumono donate e non prestate. ( sul punto vedasi Cass. Civ., Sez. III, n. 9864 del 7/5/2014)

Le eventuali attribuzioni patrimoniali tra coniugi, pertanto, avevano “sicuramente una componente che faceva leva sull’affetto e la solidarietà familiare, al fine di far funzionare meglio il menage“

Ed il Tribunale dauno, pronunciatosi sul caso, ha accolto tale tesi, tecnicamente perchè in mancanza di prova contraria, ossia di prova che tra le parti fosse intervenuto un contratto di mutuo, quelle somme devono considerarsi concesse ad altro titolo, e precisamente, diciamo, a titolo ‘solidaristico’.

In sintesi – interviene il noto legale foggiano , avv. Eugenio Gargiulo - dunque, sembra di poter concludere che le somme che transitano da un coniuge/convivente all’altro, nel corso del rapporto di convivenza matrimoniale, si presumono concesse a titolo di liberalità, oppure quali obbligazioni naturali, salvo che non vi sia la prova contraria che, invece, si tratta di somme “mutuate”, e cioè da restituire!

Foggia, 1 marzo 2017                                                avv. Eugenio Gargiulo

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