giovedì 17 gennaio 2008

Giornata sicurezza volo libero per il nord-ovest

Domenica 3 febbraio si svolgerà a Biella un importante incontro formativo
destinato ai praticanti il volo libero, vale a dire il volo senza motore in
parapendio e deltaplano, delle regioni Piemonte, Lombardia, Valle d'Aosta e
Liguria.
Con il patrocinio del Comune di Biella e grazie all'impegno dell'assessore
allo sport Rinaldo Chiola che ha promosso il progetto, alcuni fra i migliori
piloti italiani saranno i relatori dell'incontro previsto presso la sala
conferenze della Biverbanca: Cristian Chiech, più volte campione del mondo
di deltaplano; Maurizio Bottegal, campione Italiano e campione europeo di
parapendio; Damiano Zanocco, esperto metereologo con all'attivo una
pubblicazione di grande successo tra i piloti, "Sulle Nuvole", una vasta ed
interessante raccolta di foto ed informazioni sui fenomeni meteorologici in
riferimento al volo.
L'appuntamento, inserito in un ampio calendario che la FIVL (Federazione
Italiana Volo Libero) organizza su tutto il territorio italiano, prevede una
serie di interventi finalizzati a migliorare la preparazione e la sicurezza
dei piloti di volo libero. A Biella si raccoglieranno i praticanti del
nord-ovest e vedrà la partecipazione di rappresentati del direttivo
nazionale della stessa federazione. Seguiranno gli appuntamenti di Borso del
Grappa (Treviso), Catania (o Messina), Lucca e Norma (Latina).
L'Associazione "I Barbagianni", storico sodalizio biellese di piloti di
deltaplano e parapendio, curerà invece l'ospitalità dei partecipanti nel
giorno precedente, sabato 2 febbraio, accompagnando coloro che vorranno
approfittare dell'occasione per sperimentare il favoloso sito di volo
dell'Alpe Muanda. Oltre a finalità meramente ludiche, il direttivo del
gruppo biellese si augura di avviare con l'iniziativa un turismo sportivo
che in altre zone si è rivelato vincente anche per le attività commerciali
ed alberghiere.

Gustavo Vitali - Ufficio Stampa FIVL - Federazione Italiana Volo Libero
www.fivl.it - vitali.stampa@fivl.it - 335 5852431
Segreteria FIVL: tel. 011 744991 - fax 011 752846

Per ulteriori informazioni contattare
Franco Bonavigo - 335 8257613 - franco.bonavigo@alice.it

Tutti i nostri comunicati alla pagina
http://www.fivl.it/index.php/table/ultimi-editoriali/
richiesta foto: contattare Gustavo Vitali
vitali.stampa@fivl.it - 335 5852431

E' gradito avviso di pubblicazione o trasmissione, rispondendo al mittente.
Tale avviso sarà girato a gruppi di discussione dove ci seguono numerosi
piloti.

mercoledì 16 gennaio 2008

PAPA: discorso integrale non fatto alla Sapienza

Il testo integrale dell'allocuzione che il Papa avrebbe pronunciato alla Sapienza e la lettera del cardinale Bertone al rettore Guarini






E' stato da poco diffuso il testo del discorso che Benedetto XVI avrebbe dovuto tenere domani nel corso della visita all'Università di Roma La Sapienza, visita annullata ieri. Il testo è accompagnato da una lettera del card segretario di Stato Bertone al rettore dell'ateneo Renato Guarini in cui sono spiegati i motivi della rinuncia del Papa alla visita. "E' stato giudicato opportuno soprassedere alla visita – spiega il card. Bertone - per togliere ogni pretesto a manifestazioni che si sarebbero rivelate incresciose per tutti". Ma torniamo al discorso del Papa; ve ne diamo una prima sintesi in questo servizio di Francesca Sabatinelli.

Ma ecco il testo integrale dell'allocuzione di Benedetto XVI .
Magnifico Rettore,
Autorità politiche e civili,
Illustri docenti e personale tecnico amministrativo,
cari giovani studenti!

 
È per me motivo di profonda gioia incontrare la comunità della "Sapienza - Università di
Roma" in occasione della inaugurazione dell'anno accademico. Da secoli ormai questa
Università segna il cammino e la vita della città di Roma, facendo fruttare le migliori energie
intellettuali in ogni campo del sapere. Sia nel tempo in cui, dopo la fondazione voluta dal Papa
Bonifacio VIII, l'istituzione era alle dirette dipendenze dell'Autorità ecclesiastica, sia
successivamente quando lo Studium Urbis si è sviluppato come istituzione dello Stato italiano,
la vostra comunità accademica ha conservato un grande livello scientifico e culturale, che la
colloca tra le più prestigiose università del mondo. Da sempre la Chiesa di Roma guarda con
simpatia e ammirazione a questo centro universitario, riconoscendone l'impegno, talvolta arduo
e faticoso, della ricerca e della formazione delle nuove generazioni. Non sono mancati in questi
ultimi anni momenti significativi di collaborazione e di dialogo. Vorrei ricordare, in particolare,
l'Incontro mondiale dei Rettori in occasione del Giubileo delle Università, che ha visto la vostra
comunità farsi carico non solo dell'accoglienza e dell'organizzazione, ma soprattutto della
profetica e complessa proposta della elaborazione di un "nuovo umanesimo per il terzo
millennio".

 
Mi è caro, in questa circostanza, esprimere la mia gratitudine per l'invito che mi è stato
rivolto a venire nella vostra università per tenervi una lezione. In questa prospettiva mi sono
posto innanzitutto la domanda: Che cosa può e deve dire un Papa in un'occasione come questa?
Nella mia lezione a Ratisbona ho parlato, sì, da Papa, ma soprattutto ho parlato nella veste del
già professore di quella mia università, cercando di collegare ricordi ed attualità. Nell'università
"Sapienza", l'antica università di Roma, però, sono invitato proprio come Vescovo di Roma, e
perciò debbo parlare come tale. Certo, la "Sapienza" era un tempo l'università del Papa, ma oggi
è un'università laica con quell'autonomia che, in base al suo stesso concetto fondativo, ha fatto
sempre parte della natura di università, la quale deve essere legata esclusivamente all'autorità
della verità. Nella sua libertà da autorità politiche ed ecclesiastiche l'università trova la sua
funzione particolare, proprio anche per la società moderna, che ha bisogno di un'istituzione del
genere.

 
Ritorno alla mia domanda di partenza: Che cosa può e deve dire il Papa nell'incontro con
l'università della sua città? Riflettendo su questo interrogativo, mi è sembrato che esso ne
includesse due altri, la cui chiarificazione dovrebbe condurre da sé alla risposta. Bisogna, infatti,
chiedersi: Qual è la natura e la missione del Papato? E ancora: Qual è la natura e la missione
dell'università? Non vorrei in questa sede trattenere Voi e me in lunghe disquisizioni sulla natura
del Papato. Basti un breve accenno. Il Papa è anzitutto Vescovo di Roma e come tale, in virtù
della successione all'Apostolo Pietro, ha una responsabilità episcopale nei riguardi dell'intera
Chiesa cattolica. La parola "vescovo"–episkopos, che nel suo significato immediato rimanda a
"sorvegliante", già nel Nuovo Testamento è stata fusa insieme con il concetto biblico di Pastore:
egli è colui che, da un punto di osservazione sopraelevato, guarda all'insieme, prendendosi cura
del giusto cammino e della coesione dell'insieme. In questo senso, tale designazione del compito
orienta lo sguardo anzitutto verso l'interno della comunità credente. Il Vescovo – il Pastore – è
l'uomo che si prende cura di questa comunità; colui che la conserva unita mantenendola sulla
via verso Dio, indicata secondo la fede cristiana da Gesù – e non soltanto indicata: Egli stesso
è per noi la via. Ma questa comunità della quale il Vescovo si prende cura – grande o piccola che
sia – vive nel mondo; le sue condizioni, il suo cammino, il suo esempio e la sua parola
influiscono inevitabilmente su tutto il resto della comunità umana nel suo insieme. Quanto più
grande essa è, tanto più le sue buone condizioni o il suo eventuale degrado si ripercuoteranno
sull'insieme dell'umanità. Vediamo oggi con molta chiarezza, come le condizioni delle religioni
e come la situazione della Chiesa – le sue crisi e i suoi rinnovamenti – agiscano sull'insieme
dell'umanità. Così il Papa, proprio come Pastore della sua comunità, è diventato sempre di più
anche una voce della ragione etica dell'umanità.

 
Qui, però, emerge subito l'obiezione, secondo cui il Papa, di fatto, non parlerebbe veramente
in base alla ragione etica, ma trarrebbe i suoi giudizi dalla fede e per questo non potrebbe
pretendere una loro validità per quanti non condividono questa fede. Dovremo ancora ritornare
su questo argomento, perché si pone qui la questione assolutamente fondamentale: Che cosa è
la ragione? Come può un'affermazione – soprattutto una norma morale – dimostrarsi
"ragionevole"? A questo punto vorrei per il momento solo brevemente rilevare che John Rawls,
pur negando a dottrine religiose comprensive il carattere della ragione "pubblica", vede tuttavia
nella loro ragione "non pubblica" almeno una ragione che non potrebbe, nel nome di una
razionalità secolaristicamente indurita, essere semplicemente disconosciuta a coloro che la
sostengono. Egli vede un criterio di questa ragionevolezza fra l'altro nel fatto che simili dottrine
derivano da una tradizione responsabile e motivata, in cui nel corso di lunghi tempi sono state
sviluppate argomentazioni sufficientemente buone a sostegno della relativa dottrina. In questa
affermazione mi sembra importante il riconoscimento che l'esperienza e la dimostrazione nel
corso di generazioni, il fondo storico dell'umana sapienza, sono anche un segno della sua
ragionevolezza e del suo perdurante significato. Di fronte ad una ragione a-storica che cerca di
autocostruirsi soltanto in una razionalità a-storica, la sapienza dell'umanità come tale – la
sapienza delle grandi tradizioni religiose – è da valorizzare come realtà che non si può
impunemente gettare nel cestino della storia delle idee.

 
Ritorniamo alla domanda di partenza. Il Papa parla come rappresentante di una comunità
credente, nella quale durante i secoli della sua esistenza è maturata una determinata sapienza
della vita; parla come rappresentante di una comunità che custodisce in sé un tesoro di
conoscenza e di esperienza etiche, che risulta importante per l'intera umanità: in questo senso
parla come rappresentante di una ragione etica.

 
Ma ora ci si deve chiedere: E che cosa è l'università? Qual è il suo compito? È una domanda
gigantesca alla quale, ancora una volta, posso cercare di rispondere soltanto in stile quasi
telegrafico con qualche osservazione. Penso si possa dire che la vera, intima origine
dell'università stia nella brama di conoscenza che è propria dell'uomo. Egli vuol sapere che cosa
sia tutto ciò che lo circonda. Vuole verità. In questo senso si può vedere l'interrogarsi di Socrate
come l'impulso dal quale è nata l'università occidentale. Penso ad esempio – per menzionare
soltanto un testo – alla disputa con Eutifrone, che di fronte a Socrate difende la religione mitica
e la sua devozione. A ciò Socrate contrappone la domanda: "Tu credi che fra gli dei esistano
realmente una guerra vicendevole e terribili inimicizie e combattimenti … Dobbiamo, Eutifrone,
effettivamente dire che tutto ciò è vero?" (6 b – c). In questa domanda apparentemente poco
devota – che, però, in Socrate derivava da una religiosità più profonda e più pura, dalla ricerca
del Dio veramente divino – i cristiani dei primi secoli hanno riconosciuto se stessi e il loro
cammino. Hanno accolto la loro fede non in modo positivista, o come la via d'uscita da desideri
non appagati; l'hanno compresa come il dissolvimento della nebbia della religione mitologica
per far posto alla scoperta di quel Dio che è Ragione creatrice e al contempo Ragione-Amore.
Per questo, l'interrogarsi della ragione sul Dio più grande come anche sulla vera natura e sul
vero senso dell'essere umano era per loro non una forma problematica di mancanza di religiosità,
ma faceva parte dell'essenza del loro modo di essere religiosi. Non avevano bisogno, quindi, di
sciogliere o accantonare l'interrogarsi socratico, ma potevano, anzi, dovevano accoglierlo e
riconoscere come parte della propria identità la ricerca faticosa della ragione per raggiungere la
conoscenza della verità intera. Poteva, anzi doveva così, nell'ambito della fede cristiana, nel
mondo cristiano, nascere l'università.

 
È necessario fare un ulteriore passo. L'uomo vuole conoscere – vuole verità. Verità è
innanzitutto una cosa del vedere, del comprendere, della theoría, come la chiama la tradizione
greca. Ma la verità non è mai soltanto teorica. Agostino, nel porre una correlazione tra le
Beatitudini del Discorso della Montagna e i doni dello Spirito menzionati in Isaia 11, ha
affermato una reciprocità tra "scientia" e "tristitia": il semplice sapere, dice, rende tristi. E di
fatto – chi vede e apprende soltanto tutto ciò che avviene nel mondo, finisce per diventare triste.
Ma verità significa di più che sapere: la conoscenza della verità ha come scopo la conoscenza
del bene. Questo è anche il senso dell'interrogarsi socratico: Qual è quel bene che ci rende veri?
La verità ci rende buoni, e la bontà è vera: è questo l'ottimismo che vive nella fede cristiana,
perché ad essa è stata concessa la visione del Logos, della Ragione creatrice che, nell'incarnazione di Dio, si è rivelata insieme come il Bene, come la Bontà stessa.
Nella teologia medievale c'è stata una disputa approfondita sul rapporto tra teoria e prassi,
sulla giusta relazione tra conoscere ed agire – una disputa che qui non dobbiamo sviluppare. Di
fatto l'università medievale con le sue quattro Facoltà presenta questa correlazione. Cominciamo
con la Facoltà che, secondo la comprensione di allora, era la quarta, quella di medicina. Anche
se era considerata più come "arte" che non come scienza, tuttavia, il suo inserimento nel cosmo
dell'universitas significava chiaramente che era collocata nell'ambito della razionalità, che l'arte
del guarire stava sotto la guida della ragione e veniva sottratta all'ambito della magia. Guarire
è un compito che richiede sempre più della semplice ragione, ma proprio per questo ha bisogno
della connessione tra sapere e potere, ha bisogno di appartenere alla sfera della ratio.
Inevitabilmente appare la questione della relazione tra prassi e teoria, tra conoscenza ed agire
nella Facoltà di giurisprudenza. Si tratta del dare giusta forma alla libertà umana che è sempre
libertà nella comunione reciproca: il diritto è il presupposto della libertà, non il suo antagonista.
Ma qui emerge subito la domanda: Come s'individuano i criteri di giustizia che rendono
possibile una libertà vissuta insieme e servono all'essere buono dell'uomo? A questo punto
s'impone un salto nel presente: è la questione del come possa essere trovata una normativa
giuridica che costituisca un ordinamento della libertà, della dignità umana e dei diritti dell'uomo.
È la questione che ci occupa oggi nei processi democratici di formazione dell'opinione e che al
contempo ci angustia come questione per il futuro dell'umanità. Jürgen Habermas esprime, a mio
 parere, un vasto consenso del pensiero attuale, quando dice che la legittimità di una carta
costituzionale, quale presupposto della legalità, deriverebbe da due fonti: dalla partecipazione
politica egualitaria di tutti i cittadini e dalla forma ragionevole in cui i contrasti politici vengono
risolti. Riguardo a questa "forma ragionevole" egli annota che essa non può essere solo una lotta
per maggioranze aritmetiche, ma che deve caratterizzarsi come un "processo di argomentazione
sensibile alla verità" (wahrheitssensibles Argumentationsverfahren). È detto bene, ma è cosa
molto difficile da trasformare in una prassi politica. I rappresentanti di quel pubblico "processo
di argomentazione" sono – lo sappiamo – prevalentemente i partiti come responsabili della
formazione della volontà politica. Di fatto, essi avranno immancabilmente di mira soprattutto
il conseguimento di maggioranze e con ciò baderanno quasi inevitabilmente ad interessi che
promettono di soddisfare; tali interessi però sono spesso particolari e non servono veramente
all'insieme. La sensibilità per la verità sempre di nuovo viene sopraffatta dalla sensibilità per gli
interessi. Io trovo significativo il fatto che Habermas parli della sensibilità per la verità come di
elemento necessario nel processo di argomentazione politica, reinserendo così il concetto di
verità nel dibattito filosofico ed in quello politico.

 
Ma allora diventa inevitabile la domanda di Pilato: Che cos'è la verità? E come la si
riconosce? Se per questo si rimanda alla "ragione pubblica", come fa Rawls, segue necessariamente ancora la domanda: Che cosa è ragionevole? Come una ragione si dimostra ragione vera?

 
In ogni caso, si rende in base a ciò evidente che, nella ricerca del diritto della libertà, della verità
della giusta convivenza devono essere ascoltate istanze diverse rispetto a partiti e gruppi
d'interesse, senza con ciò voler minimamente contestare la loro importanza. Torniamo così alla
struttura dell'università medievale. Accanto a quella di giurisprudenza c'erano le Facoltà di
filosofia e di teologia, a cui era affidata la ricerca sull'essere uomo nella sua totalità e con ciò
il compito di tener desta la sensibilità per la verità. Si potrebbe dire addirittura che questo è il
senso permanente e vero di ambedue le Facoltà: essere custodi della sensibilità per la verità, non
permettere che l'uomo sia distolto dalla ricerca della verità. Ma come possono esse corrispondere
a questo compito? Questa è una domanda per la quale bisogna sempre di nuovo affaticarsi e che
non è mai posta e risolta definitivamente. Così, a questo punto, neppure io posso offrire
propriamente una risposta, ma piuttosto un invito a restare in cammino con questa domanda –
in cammino con i grandi che lungo tutta la storia hanno lottato e cercato, con le loro risposte e
con la loro inquietudine per la verità, che rimanda continuamente al di là di ogni singola risposta.
Teologia e filosofia formano in ciò una peculiare coppia di gemelli, nella quale nessuna delle
due può essere distaccata totalmente dall'altra e, tuttavia, ciascuna deve conservare il proprio
compito e la propria identità. È merito storico di san Tommaso d'Aquino – di fronte alla
differente risposta dei Padri a causa del loro contesto storico – di aver messo in luce l'autonomia
della filosofia e con essa il diritto e la responsabilità propri della ragione che s'interroga in base
alle sue forze. Differenziandosi dalle filosofie neoplatoniche, in cui religione e filosofia erano
inseparabilmente intrecciate, i Padri avevano presentato la fede cristiana come la vera filosofia,
sottolineando anche che questa fede corrisponde alle esigenze della ragione in ricerca della
verità; che la fede è il "sì" alla verità, rispetto alle religioni mitiche diventate semplice
consuetudine. Ma poi, al momento della nascita dell'università, in Occidente non esistevano più
quelle religioni, ma solo il cristianesimo, e così bisognava sottolineare in modo nuovo la
responsabilità propria della ragione, che non viene assorbita dalla fede. Tommaso si trovò ad
agire in un momento privilegiato: per la prima volta gli scritti filosofici di Aristotele erano
accessibili nella loro integralità; erano presenti le filosofie ebraiche ed arabe, come specifiche
appropriazioni e prosecuzioni della filosofia greca. Così il cristianesimo, in un nuovo dialogo
con la ragione degli altri, che veniva incontrando, dovette lottare per la propria ragionevolezza.
La Facoltà di filosofia che, come cosiddetta "Facoltà degli artisti", fino a quel momento era stata
solo propedeutica alla teologia, divenne ora una Facoltà vera e propria, un partner autonomo
della teologia e della fede in questa riflessa. Non possiamo qui soffermarci sull'avvincente
confronto che ne derivò. Io direi che l'idea di san Tommaso circa il rapporto tra filosofia e
teologia potrebbe essere espressa nella formula trovata dal Concilio di Calcedonia per la
cristologia: filosofia e teologia devono rapportarsi tra loro "senza confusione e senza
separazione". "Senza confusione" vuol dire che ognuna delle due deve conservare la propria
identità. La filosofia deve rimanere veramente una ricerca della ragione nella propria libertà e
nella propria responsabilità; deve vedere i suoi limiti e proprio così anche la sua grandezza e
vastità. La teologia deve continuare ad attingere ad un tesoro di conoscenza che non ha inventato
essa stessa, che sempre la supera e che, non essendo mai totalmente esauribile mediante la
riflessione, proprio per questo avvia sempre di nuovo il pensiero. Insieme al "senza confusione"
vige anche il "senza separazione": la filosofia non ricomincia ogni volta dal punto zero del
soggetto pensante in modo isolato, ma sta nel grande dialogo della sapienza storica, che essa
criticamente e insieme docilmente sempre di nuovo accoglie e sviluppa; ma non deve neppure
chiudersi davanti a ciò che le religioni ed in particolare la fede cristiana hanno ricevuto e donato
all'umanità come indicazione del cammino. Varie cose dette da teologi nel corso della storia o
anche tradotte nella pratica dalle autorità ecclesiali, sono state dimostrate false dalla storia e oggi
ci confondono. Ma allo stesso tempo è vero che la storia dei santi, la storia dell'umanesimo
cresciuto sulla basa della fede cristiana dimostra la verità di questa fede nel suo nucleo
essenziale, rendendola con ciò anche un'istanza per la ragione pubblica. Certo, molto di ciò che
dicono la teologia e la fede può essere fatto proprio soltanto all'interno della fede e quindi non
può presentarsi come esigenza per coloro ai quali questa fede rimane inaccessibile. È vero, però,
al contempo che il messaggio della fede cristiana non è mai soltanto una "comprehensive
religious doctrine" nel senso di Rawls, ma una forza purificatrice per la ragione stessa, che aiuta
ad essere più se stessa. Il messaggio cristiano, in base alla sua origine, dovrebbe essere sempre
un incoraggiamento verso la verità e così una forza contro la pressione del potere e degli
interessi.

 
Ebbene, finora ho solo parlato dell'università medievale, cercando tuttavia di lasciar
trasparire la natura permanente dell'università e del suo compito. Nei tempi moderni si sono
dischiuse nuove dimensioni del sapere, che nell'università sono valorizzate soprattutto in due
grandi ambiti: innanzitutto nelle scienze naturali, che si sono sviluppate sulla base della
connessione di sperimentazione e di presupposta razionalità della materia; in secondo luogo,
nelle scienze storiche e umanistiche, in cui l'uomo, scrutando lo specchio della sua storia e
chiarendo le dimensioni della sua natura, cerca di comprendere meglio se stesso. In questo
sviluppo si è aperta all'umanità non solo una misura immensa di sapere e di potere; sono
cresciuti anche la conoscenza e il riconoscimento dei diritti e della dignità dell'uomo, e di questo
possiamo solo essere grati. Ma il cammino dell'uomo non può mai dirsi completato e il pericolo
della caduta nella disumanità non è mai semplicemente scongiurato: come lo vediamo nel
panorama della storia attuale! Il pericolo del mondo occidentale – per parlare solo di questo –
è oggi che l'uomo, proprio in considerazione della grandezza del suo sapere e potere, si arrenda
davanti alla questione della verità. E ciò significa allo stesso tempo che la ragione, alla fine, si
piega davanti alla pressione degli interessi e all'attrattiva dell'utilità, costretta a riconoscerla
come criterio ultimo. Detto dal punto di vista della struttura dell'università: esiste il pericolo che
la filosofia, non sentendosi più capace del suo vero compito, si degradi in positivismo; che la
teologia col suo messaggio rivolto alla ragione, venga confinata nella sfera privata di un gruppo
più o meno grande. Se però la ragione – sollecita della sua presunta purezza – diventa sorda al
grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita. Perde il coraggio per la verità e così non diventa più grande, ma più piccola. Applicato alla nostra cultura europea ciò significa:
se essa vuole solo autocostruirsi in base al cerchio delle proprie argomentazioni e a ciò che al
momento la convince e – preoccupata della sua laicità – si distacca dalle radici delle quali vive,
allora non diventa più ragionevole e più pura, ma si scompone e si frantuma.

 
Con ciò ritorno al punto di partenza. Che cosa ha da fare o da dire il Papa nell'università?
Sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo
donata in libertà. Al di là del suo ministero di Pastore nella Chiesa e in base alla natura intrinseca
di questo ministero pastorale è suo compito mantenere desta la sensibilità per la verità; invitare
sempre di nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero, del bene, di Dio e, su questo
cammino, sollecitarla a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire
così Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare la via verso il futuro.


Ed ecco il testo della lettera che il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone ha inviato al rettore de La Sapienza Renato Guarini:

Magnifico Rettore,

 
il Santo Padre aveva accolto volentieri l'invito da Lei rivoltoGli di compiere una visita a
codesta Università degli Studi "La Sapienza", per offrire anche in questo modo un segno
dell'affetto e dell'alta considerazione che Egli nutre verso codesta illustre Istituzione, che ebbe
origine secoli or sono per volontà di un Suo venerato Predecessore.
Essendo purtroppo venuti meno, per iniziativa di un gruppo decisamente minoritario di
Professori e di alunni, i presupposti per un'accoglienza dignitosa e tranquilla, è stato giudicato
opportuno soprassedere alla prevista visita per togliere ogni pretesto a manifestazioni che si
sarebbero rivelate incresciose per tutti. Nella consapevolezza tuttavia del desiderio sincero
coltivato dalla grande maggioranza di Professori e studenti di una parola culturalmente
significativa, da cui trarre indicazioni stimolanti nel personale cammino di ricerca della verità,
il Santo Padre ha disposto che Le sia inviato il testo da Lui personalmente preparato per
l'occasione. Mi faccio volentieri tramite della Superiore decisione, allegandoLe il discorso in
parola, con l'auspicio che in esso tutti possano trovare spunti per arricchenti riflessioni ed
approfondimenti.
Colgo volentieri l'occasione per porgerLe, con sensi di profonda deferenza, cordiali saluti.


origine: http://www.oecumene.radiovaticana.org/IT1/Articolo.asp?c=180442

20/01/08: Circus Beat Club (Brescia) presenta il doppio cd celebrativo "Beat Club Vol. 1". Ospite speciale: Dj Francesco (Francesco Facchinetti, L'Isola dei Famosi)

20/01/08: Circus Beat Club (Brescia) presenta il doppio cd celebrativo "Beat Club Vol. 1". Ospite speciale: Dj Francesco (Francesco Facchinetti, L'Isola dei Famosi)

Domenica 20 gennaio 08 (dalle 21 in poi, ingresso libero donna, uomo 10 euro consumazione compresa, buffet in omaggio) Circus Beat Club presenta un doppio cd che celebra 9 anni di successi e che sarà a breve disponibile nei migliori negozi di dischi. E' un'iniziativa molto attesa dagli ospiti che ogni weekend affollano il locale. Anzi può proprio essere considerata un omaggio alla fedeltà e alla voglia di ballare dei tanti clienti del top club di Brescia.  La compilation è intitolata "Beat Club Vol 1" e rappresenta le due anime delle serate più importanti della disco. Il cd 1 ha dentro il sound fashion del venerdì, il cd 2 è più elettronico ossia più vicino al suono più giovane e potente del sabato. Insieme sono un viaggio musicale nella migliore musica da ballare.

Ospite speciale della serata del 20 gennaio al Circus di Brescia è Dj Francesco, ovvero Francesco Facchinetti. Personaggio televisivo all'Isola dei Famosi, speaker radiofonico incontenibile su Rtl 102.5, musicista e cantante istrionico (dai tormentoni diverenti al Festival di Sanremo), Francesco Facchinetti ha dalla sua senz'altro la simpatia. E in questo senso è vicino a Walter Nudo, che con i suoi Movida si esibisce all'Eclub del Circus una volta al mese. Francesco si esibirà come dj al mixer della disco e soprattutto spargerà ovunque la sua energia. 

Dalle 22 in poi Giuly & Wainer infine animano Eclub, il salotto del Circus ogni domenica dalle 22 in poi. Un'occasione per cantare insieme a loro, per chi ne ha voglia. Non è necessario essere perfettamente intonati: quello che conta è la voglia di divertirsi. Il repertorio spazia da Vasco Rossi agli anni '60 passando per Micheal Bublè e i successi anni '80.

Circus beatclub
Via Dalmazia, 127 Brescia
Tel. 030/3534084
www.circusbeatclub.com
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foto in hi res e comunicati nella sezione DOWNLOAD di www.lorenzotiezzi.it HI RES PICTURES on www.lorenzotiezzi.it then DOWNLOAD

L O R E N Z O T I E Z Z I lorenzotiezzi freelance journalist pr music-designer photographer

 www.lorenzotiezzi.it (pr) +39 339 3433962 lt@lorenzotiezzi.it skype lorenzotiezzi msn messenger lorenzotiezzi@hotmail.com fax +390302582161 (please write 'care of LT') address Media Records c/o Lorenzo Tiezzi via Martiri della Libertà n 277 25030 Roncadelle (Bs) www.myspace.com/lorenzotiezzimusic lorenzotiezzi.blogspot.com  I WRITE FOR Kult Italy, Urban Italy, Maxim Italy,  2night.it, Mania Magazine, Il Brescia (...) SOME OF THE CLIENTS OF MY PR AGENCY www.silviagregorini.com (painter) Tiesto (top dj) www.salvacionibiza.net (all season summer party), Saint Germain IX (cd) Buddha Bar IX (cd)  Hello Mademoiselle by Pompougnac (cd)  Hotel Costes X (cd) Margot Treviso (club), Bolgia.it Bergamo (club) Luca Fabiani (top Ibiza dj), Alex Elle from Pornocult (international dj) (...)



MODERATAMENTE.COM ADERISCE A VEGLIA LAICA


 
 

 

 

COMUNICATO STAMPA

 

MODERATAMENTE.COM ADERISCE A VEGLIA LAICA

 

 

La rivista online 'Moderatamente.com', a cura di Francesco Sanseverino, aderisce alla veglia laica promossa dal direttore de 'Il foglio' Giuliano Ferrara, che si terrà questa sera presso la sede di Roma del quotidiano (Lungotevere Raffaello Sannio, 8/c) per difendere il diritto alla libertà di espressione a seguito delle proteste nate per la visita del Papa all'università La Sapienza.

 

redazione@moderatamente.com

I ritardi di pagamento italiani arrivano all’UE.



Comunicato stampa

 

I ritardi di pagamento italiani arrivano all'UE.

L'OIPA da Roma  presenta il ricorso alla Commissione Europea.

 

Finalmente i lavori preparatori per la presentazione da parte di OIPA (Osservatorio su Imprese e Pubblica Amministrazione) del proprio ricorso redatto dal Avv.   Prof.  Antonino Galletti (Ufficio Legale OIPA) alla Commissione Europea sono giunti a termine. Nel documento sono segnalati i gravi ritardi di pagamento che  tutt'oggi la Pubblica Amministrazione centrale e periferica accumula verso le imprese fornitrici. E' un fenomeno grave che mette in pericolo lo sviluppo ed i posti di lavoro, ma che per OIPA rappresenta anche una turbativa del libero mercato e della concorrenza. Nei mesi scorsi un'Interrogazione al Parlamento Europeo, presentata dall'On. Alfredo Antoniozzi, ha sollevato il caso ed il Commissario Verheugen aveva risposto  che, se pur l'Italia aveva formalmente a livello normativo recepito le Direttive in merito, si poteva comunque profilare la necessità di una procedura di infrazione laddove fosse stato dimostrato che le Leggi e le Direttive non avessero di fatto trovato applicazione. Quindi OIPA ha promosso incontri e convegni in collaborazione con le Associazioni degli imprenditori (Confindustria, API Matera, API Siracusa, API Napoli, Federlazio, Unionservizi, Assistal, Aniem) per raccogliere adesioni e segnalazioni di situazioni contenziose particolarmente critiche e significative, a tal proposito lo staff OIPA ha effettuato monitoraggi a campione, partendo dalle Regioni più colpite.

 

" Abbiamo ormai centinaia di segnalazioni e di adesioni per il Ricorso – hanno dichiarato il Presidente OIPA Antonio Persici  e la Vice Presidente Milène Sicca – e continueremo ancora a raccoglierne anche in seguito. Contiamo di costringere in questo modo il Governo Italiano e la Pubblica Amministrazione a mettere  finalmente in campo provvedimenti che possano risolvere l'emergenza., anche attraverso la costituzione di un tavolo tecnico che identifichi le strategie per ridurre progressivamente i ritardi di pagamento. Se non si trova una soluzione urgente il fenomeno non  potrà che peggiorare.."

 

E' ancora possibile aderire al ricorso   per le imprese o le associazioni di categoria, contattando l'OIPA al tel 06/726542375, email info@oipa.eu, oppure tramite il sito www.oipa.eu.
 
 
Ufficio stampa
Alessandro Maola
Tel. 339.233.55.98



martedì 15 gennaio 2008

Un nuovo servizio luxury: Luca Boiocchi, personal stylist (www.lucaboiocchi.com)

Un nuovo servizio luxury: Luca Boiocchi, personal stylist (www.lucaboiocchi.com)

Moltissime le richieste, anche per il natale 2007 e il cenone 2007, per il giovane personal stylist Luca Boiocchi.  Non un semplice personal shopper che accompagna chi può permetterselo negli acquisti, ma un consulente al servizio dello stile personale di ognuno. Boiocchi è sardo di nascita e milanese d'adozione e dopo un passato come pr nei club, lavora nel settore fashion di ricerca... ma pure come Personal Stylist. Il suo è un servizio da scartare 'sotto l'alberto' come un regalo molto speciale. D'altra parte, si tratta di un servizio assolutamente esclusivo che molti possono solo sognare. E oltre all'occhio e alla professionalità di Boiocchi, il cliente può contare su: bodyguard, assistente che affianca il personal stylist per tutto il percorso e lo shopping, impegnato ad avvertire i vari negozi (bar, hotel, etc) dell'arrivo di un cliente particolare e che usa come contatti  e di un eventuale interprete. Infatti molti dei clienti di Boiocchi sono giapponesi ed arabi, persone che per cultura e tradizione danno un grande importanza a come ci si presenta. 

Boiocchi non opera solo a Milano:  Montecarlo, Roma, Parigi, Saint Tropez e Firenze sono le città in cui lavora più frequentemente e che conosce bene anche per la sua attività parallela in show room a stretto contatto, questa volta, con fashion brand e compratori dei negozi più chic del pianeta. Tra i mille marchi che Luca segue segnaliamo Tepa Sport, il fashion brand anni '70 appena rilanciato con una sneakers fashion 100% Made in Italy (www.tepasport.com).

Regali di natale a parte, molti dei clienti di Boiocchi lo cercano per cambiare il proprio aspetto per presentarsi in situazioni lavorative nuove. "Essere sempre al top e 'new' non è facile per tutti, figuriamoci per chi deve lavorare 16 ore al giorno", spiega Luca. E poi ci sono le signore  benestanti, che hanno voglia di essere diverse dalle proprie amiche. E poi avere anche solo per qualche ora un un assistente così speciale al proprio fianco è proprio un balsamo per il proprio ego. 

Boiocchi non basa la sua professionalità con l'aver avuto a che fare con questo o quel vip. Anzi il suo riserbo sui suoi assistiti, ovviamente, è assoluto. Ma si sta spargendo la voce tra gli addetti ai lavori e non. E non pochi manager televisivi, politici... si stanno facendo vivi con insistenza. 

Luca Boiocchi non ha altro mezzo per promuovere il proprio lavoro che il passaparola tra i clienti soddisfatti e chi lavora in tante  location specializzate nel lusso (yatch, supercar, gioiellerie, fashion shops).

Ma visto che a gennaio 08 partono i saldi...   Dopo una scrupolosa ricaerca insieme al suo staff, Luca Boiocchi offre un servizio 'personal stylist Sale - Outlet" . "Ovvero accompagno alcuni clienti dei migliori outlet che spesso effettuano offerte particolari solo agli addetti ai lavori...", spiega Luca. 




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BETANCOURT - 22 gennaio




 


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